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Pupille: scrigno di fiducia per la scienza

I risultati di una ricerca condotta dalle Università di Amsterdam e di Leiden riguardo la dilatazione sincronizzata delle pupille in caso di fiducia corrisposta

pupille
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Pupille: è qui che risiede la fiducia verso la persona amata. O meglio, le dimensioni delle pupille sono sincronizzate fra due persone in sintonia. Due persone che si amano e che provano fiducia l’una verso l’altra. È il risultato di una ricerca condotta nei Pesi Bassi, più precisamente nelle Università di Amsterdam e Leida.

Pupille e fiducia, il legame tra corpo e sentimenti

Durante il contatto visivo con il partner, se vi è fiducia reciproca, le dimensioni della pupilla tendono a “sincronizzarsi”. La ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society, parla di “mimetismo” presente negli occhi sin dai primi mesi di vita. Una sorta di corrispondenza che si crea tra neonato e genitore, una conferma “fisica” dell’incondizionato sentimento che lega parenti o innamorati.

I ricercatori hanno esaminato le cause di questo fenomeno arrivando all’incidenza che l’ossitocina ha sulle pupille umane. L’ormone dell’amore modula l’espansione o il restringimento di quel piccolo cerchio nero, a seconda dello stato emozionale. Per lo studio, sono stati selezionati 59 partecipanti dell’età media di 22 anni, suddivisi in gruppi di lavoro. I risultati hanno confermato come i ragazzi appartenenti allo stesso gruppo, avessero la stessa “misura” di pupille. Il restringimento avveniva con il contatto visivo con un componente di un gruppo diverso.

Spesso, quando incontriamo uno sconosciuto, cerchiamo di guardarlo negli occhi per capire se possiamo fidarci o meno. Un’azione involontaria che può portare ad un iniziale stato di sicurezza o di paura. La scienza dà la conferma di come gli occhi riescano a lanciare messaggi senza l’utilizzo della parola e la dilatazione della pupilla si traduce in questo senso come un vero e proprio “feedback”.

Occhi: potente mezzo di comunicazione per scienza e marketing

Quello che siamo abituati a percepire come uno sguardo dolce e amorevole, in realtà nasconde altri sottilissimi segnali. Segnali che la pupilla invia continuamente. La pupillometria, tecnica che con diverse gradazioni di luce misura dilatazione e restringimento, è utilizzata in molti campi. Eckhard Hess dell’Università di Chicago, scoprì questo fenomeno negli anni ’70. I suoi studi portarono alla conclusione che la dimensione delle pupille è influenzata dallo stato di attenzione e d’interesse del soggetto. Attrazione: dilatazione. Restringimento: repulsione.

Studi precedenti analizzarono anche lo sguardo degli scimpanzè. Gli animali non modulavano le dimensioni della pupilla guardando i loro simili. Al contrario, ciò avveniva incontrando lo sguardo di uomo. Anche in questo caso, il processo sottintendeva la possibilità di fidarsi o meno di un estraneo. Gli occhi trasmettono gli effetti dei “neuroni specchio” presenti nel cervello. Il desiderio, la soddisfazione, ma anche il semplice riflesso: la dilatazione avviene osservando quella di un’altra persona. La pupillometria è utilizzata anche come tecnica per il marketing, seguendo le indicazioni di come un’immagine – come quella di una copertina – possa emozionare o infondere fiducia nei clienti.

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