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Drogati d’amore: nel cervello interruttori di passione

La ricerca della Emory University di Atlanta sugli effetti dell’innamoramento sulle cellule cerebrali

Al sole drogati d'amore
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Drogati d’amore, o meglio l’amore ha l’effetto di una droga sul cervello. La scienza parla chiaro: l’innamoramento è una questione cerebrale. Anche se potrebbe suonare strano per gli inguaribili romantici, la ricerca spiega cosa accade durante la conoscenza tra due individui.

Drogati d’amore: lo studio della Emory University di Atlanta

L’incontro con qualcuno di speciale provoca lo stesso “ronzio” della cocaina o altre sostanze illegali. Questa la conclusione della ricerca effettuata ad Atlanta. Il sentirsi bene spesso definito come “farfalle nello stomaco” ha effetti sugli ormoni. La dopamina rilasciata durante la sensazione di benessere dona lo stessa sensazione di “appagamento” che si riceve dopo l’assunzione di una droga.

Il circuito cerebrale associato al rafforzamento della relazione amorosa è stato individuato nelle arvicole. Si tratta di roditori che si relazionano al partner in maniera simile all’uomo. Intervenendo su queste aree cerebrali è stato possibile spingere gli animali a innamorarsi di sconosciuti. E a desiderare un contatto fisico sempre maggiore con loro.

Nei roditori femmina è stata registrata un’attività elettrica durante la conoscenza. Un’attività che si esprimeva con desiderio di unione, accoppiamento e continuo contatto. Con il trascorrere del tempo il circuito della ricompensa nel cervello si rivelava sempre più attivo.

Drogati d’amore: benefici anche per l’autismo

I ricercatori ritengono che questi risultati influenzino le interazioni sociali. E che addirittura potrebbero rivelarsi benefici in pazienti affetti da autismo. Durante le prime fasi di innamoramento sono state coinvolte due aeree. La corteccia prefrontale mediale (zona del controllo). E il nucleus accumbens (zona del piacere e della ricompensa). Al primo accoppiamento l’attività fra le due aree ha innescato nel cervello una scossa elettrica passionale.

Le comunicazioni tra queste regioni potrebbero essere favorite dall’ossitocina, l’ormone dell’amore. Una scoperta – pubblicata su Nature – che è d’aiuto in condizioni in cui è più difficile stringere relazioni con l’altro. Robert Liu, tra gli autori dello studio, ha dichiarato al Mail online: “Il nostro obiettivo è quello di promuovere una migliore comunicazione neurale per aumentare la cognizione sociale nei disturbi come l’autismo, in cui il funzionamento sociale può essere compromesso”.

“Drogati d’amore” in questo caso non ha nulla a che fare con l’ossessione verso il partner. Ma è una condizione cerebrale generata da un processo ormonale che può essere benefica non solo per chi si innamora, ma anche per chi ha problemi a relazionarsi con il mondo esterno.

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