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Marco Neri fotografa la ‘seconda vita’ degli oggetti

‘Second Life’ è il titolo di una mostra fotografica sulla ‘resurrezione’ delle cose che si credevano ‘morte’

marco neri

Le chiamiamo ‘nature morte’, ma in fondo ‘morte’ non sono finché l’arte le fa vivere. Una seconda, terza, quarta vita attende gli oggetti che diventano soggetti: di una tela, o magari di una fotografia. Ispirandosi alle celebri nature morte di Giorgio Morandi, Marco Neri dona una nuova vita agli oggetti inanimati e presumibilmente ‘defunti’. Che non si utilizzano più, arrivati al capolinea della funzionalità. Attraverso le fotografie, essi tornano a vivere.

La seconda vita degli oggetti secondo Marco Neri

Second Life’ è proprio il titolo della mostra di Spaziokappa32, in via Kramer 32 a Milano. Un’esposizione di fotografie di Marco Neri che si possono ammirare fino a fine luglio 2017. La galleria, inaugurata lo scorso febbraio, ospita le opere del fotografo italiano ispirate all’intensità dell’opera morandiana, capace di dare una leggendaria nobiltà agli oggetti di uso comune. Composizioni essenziali, che ritraggono soggetti in qualche modo banali, limitati nella loro utilità. Ma che tornano a vivere grazie allo sguardo dell’artista.

Bottiglie vuote, barattoli vecchi: attraverso la luce, la composizione, il nuovo campo espositivo, si trasfigurano. L’osservatore è posto di fronte a una sorta di ‘resurrezione’ di queste forme abituali. Una metafora della vita umana pervade le immagini: prima dell’abbandono e della distruzione finale c’è sempre una possibilità di redenzione. Gli still life di Marco Neri riescono a rendere interessanti questi oggetti così comuni eppure ‘silenziosi’. Riscattandoli, come solo l’arte sa fare.

Un esempio? Il collage di 160×320 cm, composto da 32 foto di 40×40 cm ritraenti bottiglie di birra Heineken (alcune ancora dotate di etichetta). Peculiarità di queste foto è il loro essere posizionate tramite una calamita su un grande pannello metallico che compone l’opera. Alcune foto sono realizzate e processate via telefono cellulare, a testimonianza del fatto che, con una sorta quasi di metalinguaggio, anche un dispositivo di uso comune come quello mobile può realizzare un’opera artistica. Ciò che in partenza era ‘banale’ viene nobilitato da un mezzo altrettanto ‘comune’.

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