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Discriminazione e disoccupazione vanno di pari passo

Uno studio rileva come la disoccupazione maschile aumenti la discriminazione femminile

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La disoccupazione maschile aumenta la discriminazione femminile sul luogo di lavoro. E’ il risultato di uno studio condotto dall’EEOC (Equal Employment Opportunity Commission) e dal Bureau of Labor Statistics. Se gli uomini sono disoccupati o demansionati, aumenta la possibilità che le donne vengano discriminate. E aumentano le denunce di molestie. Vi spieghiamo meglio. La teoria è che se la ‘mascolinità’ con il suo ruolo tradizionale viene messa in crisi, la discriminazione sessuale diventa una rivalsa. L’indagine condotta negli Stati Uniti e riportata dall’Harvard Business Review prende in considerazione i dati degli ultimi 20 anni.

Discriminazione e perdita di potere

I dati provengono dall’EEOC, ente che si occupa di pari opportunità e raccoglie le denunce per discriminazioni, e dall’agenzia governativa americana per il lavoro. Incrociandoli, emerge un aumento delle denunce per molestie e discriminazioni sul luogo di lavoro del 10% negli ultimi 20 anni. Dato che preoccupa se si considera che la maggior parte dei casi non viene nemmeno denunciata. Ma anche un cambiamento delle dinamiche lavorative: sempre più donne sono presenti in tutti i settori, con ruoli sempre più dirigenziali. Le due agenzie hanno trovato l’incrocio dei dati allarmanti. Teorizzando che più aumenta l’impiego femminile, più gli uomini si sentono minacciati. E la risposta è un aumento della discriminazione, e della sua forma più comune, la molestia.

Il ruolo maschile viene messo in crisi dalle donne che fanno passi verso la parità. Ancora non raggiunta, ma sempre più vicina. Ecco che il meccanismo di rivalsa è discriminarle, sminuirle, umiliarle. I dati dell’indagine non sono i soli a basarsi su questa teoria. E non è un fatto tutto americano. Per esempio, già nel 2003 l’Università di Padova l’aveva ipotizzata e, purtroppo, verificata. Ad un gruppo di uomini era stato sottoposto un facile test (inviare delle immagini via mail ad un collega e a una collega), comunicando loro un falso obbiettivo. Era stato però detto ad alcuni che le donne erano mediamente più abili nel completare la richiesta. Coloro che avevano ricevuto questa informazione, hanno dimostrato atteggiamenti palesemente ostili e discriminatori verso le donne che partecipavano al test (in realtà inesistenti). Molti addirittura hanno mostrato un lato ‘facile’ alla molestia.

I dati dimostrano che la discriminazione e le molestie sul luogo di lavoro sono modi di affermare il proprio potere e controllo”: se volete leggere l’intera indagine riportata da Dan Cassino con i dati alla mano cliccate qui.

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