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Nasci, cresci e posta: i minori sui social, quali rischi?

Il libro di Simone Cosimi e Alberto Rossetti snocciola il tema tra rischi concreti e buone pratiche (Intervista)

Nasci, cresci e posta - copertina del libro, credit: Stefano Maria Girardi
credit: Stefano Maria Girardi

‘Non è facile essere genitori ai tempi dei social’. Il libro Nasci, cresci e posta – I social network sono pieni di bambini: chi li protegge? – del giornalista Simone Cosimi e dello psicoterapeuta e psicoanalista Alberto Rossetti rassicura così milioni di genitori e minori che guardano all’utilizzo dei social con un misto di intensa fascinazione, galoppante preoccupazione e feroce incoscienza.

Il libro è una sorta di manuale pratico per orientarsi nell’utilizzo dei social network. Una guida all’uso concreta che non tralascia tuttavia l’aspetto psicologico degli effetti di ‘certa’ esposizione digitale priva di protezione.

I numeri del resto richiamano da soli una maggiore attenzione sul tema. Da un’indagine svolta in 22 Paesi europei dal network Eu Kids Online per il 2011-2014 e citata nel libro, emerge che un quarto dei bambini fra i 9 e i 10, anni, e la metà di quelli fra gli 11 e i 12, usano Facebook.

 

Nasci, cresci e posta - copertina del libro, credit: Stefano Maria Girardi
Nasci, cresci e posta – copertina del libro (credit: Stefano Maria Girardi)

Abbiamo chiesto a Cosimi di raccontarci alcune conseguenze dell’utilizzo ‘pazzo’ dei social network, per esempio lo sharenting, la pubblicazione bulimica di foto dei figli sui social.

Simone Cosimi e Alberto Rossetti: Alberto Rossetti (credit: Nicola Gronchi)
Simone Cosimi e Alberto Rossetti (credit: Nicola Gronchi)

Nasci, cresci e posta: lo sharenting sui social. Perché sì e perché no?

Simone Cosimi: Chiariamo che per sharenting non si intende l’atteggiamento di pubblicare una volta ogni tanto le foto dei bambini su Facebook. A presentare dei rischi è invece l’abitudine a farlo in maniera compulsiva e ossessiva senza prevedere quasi altra modalità di presenza online. Noi non è che consigliamo di non condividere le immagini in senso assoluto. Vogliamo dare invece gli strumenti ai genitori per capire cosa stiano facendo. Quando viene postata una foto di fatto la si sta cedendo alla piattaforma, per esempio Facebook, senza sapere in che misura. Esistono rischi reali come il digital kidnapping, il rapimento digitale, la sottrazione dell’identità del minore o l’uso pedopornografico delle foto. Accade infatti che le foto dei minori vengano pescate in rete e usate per orridi fotomontaggi.

Il fardello digitale in eredità

Nello sharenting – continua Cosimi – c’è anche il tema del fardello digitale che gli adulti di domani si troveranno ad affrontare (senza previo consenso ndr). Per esempio una ricerca inglese dice che entro i 5 anni di età ogni bambino ha già un migliaio di contenuti che lo riguardano online, 200 l’anno, e contro la sua volontà.

Nasci, cresci e posta: le policy di protezione delle piattaforme

Cosa fanno nel concreto le piattaforme, per esempio FB per proteggere i minori?

S.C.: Poco e niente. In teoria non sarebbe possibile per i ragazzi sotti i 13 anni iscriversi a queste piattaforme. Lo prevede il regolamento della legge americana COPPA, Children’s Online Privacy Protection Rule, una legge per la privacy diretta alle compagnie di servizi che vogliano raccogliere informazioni sui minori di 13 anni. (Come leggiamo nel libro, la legge – che regola l’accesso alla piattaforma anche in Italia – non vieta in senso assoluto la raccolta di informazioni sui minori di 13 anni ma la rende di fatto più impegnativa dal punto di vista burocratico prevedendo l’autorizzazione di tutori o genitori per l’utilizzo dei dati ndr).

Alla fine – conclude Cosimi – basta usare il classico filtro ‘quando sei nato’ per far sembrare che ci sia un vero intervento. Una misura però facilmente aggirabile da parte dei minori. Ci sono milioni di ragazzini sulle piattaforme è le azioni principali di Facebook sono di sensibilizzazione e non di enforcing.

Nasci, cresci e posta: i consigli per i genitori

Questo libro parla di adolescenti e bambini ma anche di adulti ineducati. Quali consigli rivolgete ai grandi?

S.C.: Facebook per esempio mette a disposizione la funzione Album dei ricordi; strumento che consiglia come usare meglio i contenuti. In generale gli strumenti per la privacy di FB sono abbastanza sviluppati, se letti e utilizzati. Si possono per esempio chiudere le foto a determinati tipi di contatto. Poi una parte del libro dice chiaramente che i bambini imparano giocando ma queste piattaforme non sono necessariamente pensate per questo. Non è obbligatorio che un bambino abbia tanti profili sui social. I social sono piattaforme pensate per estrarci i dati. Pur avendo un’impostazione di gamification e di soddisfazione immediata, non sono per forza luoghi in cui far giocare i bambini.

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