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Gabriele D’Annunzio ad 80 anni dalla scomparsa

Le eredità del Vate che rivivono nella quotidianità: dal cibo, allo sport fino ai grandi marchi

Firma di Gabriele D'Annunzio
©Stefano Petri / Wikipedia Commons

Non solo le opere letterarie: Gabriele D’Annunzio ha lasciato un’eredità immensa che non tutti conoscono. Non fu, infatti, solo un grande scrittore, seduttore e linguista dall’innata creatività. Ma inventò anche neologismi, marchi e vocali con hanno cambiato per sempre la lingua italiana e il gergo di milioni di connazionali.  Tra gli esempi più emblematici: la Rinascente, il tramezzino e il motto “me ne frego”. Il Vate trovava ispirazione in ogni aspetto della vita letteraria e traeva spunto anche dall’arte e dal cibo. Ha vissuto in un momento storico in cui il processo di italianizzazione prendeva forma. E quindi anglicismi e francesismi erano aboliti. Il termine sandwich doveva essere tradotto. Mentre soggiornava in un bar di Torino esclamò: “Ci vorrebbe un altro di quei golosi tramezzini” ispirandosi al termine architettonico tramezzo.

Teatro Manzoni, spettacolo su Gabriele D'Annunzio
Rappresentazione della vita di Gabriele D’Annunzio

Cosa ci ha lasciato Gabriele D’Annunzio

Non tutti lo sanno, ma a lui si deve l’invenzione dello scudetto. L’idea nacque da una partita di calcio disputata dal Vate durante l’occupazione di Fiume nel 1920. Sulle maglie dei giocatori, invece dello scudo sabaudo come era in vigore, decise di applicare uno scudetto di rimando araldico con i colori della bandiera italiana. La sua idea si rivelò geniale. Quasi dieci anni dopo la sua morte, nel 27 ottobre 1947, la nazionale Italiana di calcio giocò a Firenze contro la Svizzera. Fu la prima partita postbellica e gli azzurri, vincitori, avevano sul petto lo scudetto tricolore di D’Annunzio, quello sannitico.

Dalla Rinascente al Marketing

Il marchio della Rinascente gli venne in mente quando nel 1917 un grande magazzino di Milano fu distrutto dalle fiamme. Lui per l’occasione ribattezzò quello nuovo con il termine Rinascente. Il marchio dei rinomati biscotti invece nacque nel 1922. La piccola pasticceria genovese denominata Società Accomandita Industria Wafer e Affini, venne trasformata in Saiwa utilizzando solo le iniziali della società, sotto il consiglio di Gabriele D’Annunzio che era un grande appassionato di quella produzione dolciaria.

Fu lui che mise in pratica per primo anche il concetto di marketing. Accostando, per esempio il cioccolato all’automobile. Famoso per questa sua passione, fu convocato dal senatore Agnelli. Che gli chiese di aiutarlo a formulare una pubblicità per l’uscita della nuova autovettura di lusso, la Fiat Tipo 4. Era il secondo decennio del 1900. D’Annunzio rispose che la migliore pubblicità sarebbe stata quella di associare un cioccolatino all’auto. Scegliendo il cremino a base di mandorle e nocciole tostate prodotto da Majani. Aveva quattro strati come il numero 4 della macchina. Durante la presentazione il Vate lanciò cioccolatini suscitando clamore e consacrando il successo della Fiat, oltre che del marchio Majani. Con tutta probabilità tanti italiani attingono dalle eredità del grande personaggio senza neanche saperlo.

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