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Dieta keto, come ritardare gli effetti dell’invecchiamento

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Science, regimi dietetici a basso contenuto di carboidrati potrebbero prevenire malattie come l’Alzheimer

Dieta keto
Courtesy of©ThitareeSarmkasat/iStock

Spesso si sente parlare di dieta chetogenica (detta anche dieta keto). Di cosa si tratta? Questo regime alimentare, a basso contenuto di carboidrati, induce il corpo in uno stato di chetosi grazie al quale, anziché avvalersi del glucosio come fonte di energia, si andrebbero a bruciare preferenzialmente grassi. Stando a quanto si legge sul Daily Mail, i ricercatori del Gladstone Institute di San Francisco avrebbero riscontrato che, oltre a far perdere peso, questo piano potrebbe addirittura ritardare gli effetti dell’invecchiamento.

Dieta keto: la ricerca

Al fine di verificare la tesi, è stato condotto un esperimento in laboratorio. Gli esperti hanno limitato l’apporto calorico ad alcuni topi. Tale restrizione ha provocato l’aumento dei livelli di βOHB (beta-idrossibutirrato). A quanto pare la sua presenza potrebbe essere determinante per curare e prevenire una serie di malattie legate all’età.

Il βOHB, la principale fonte di energia del corpo durante l’esercizio o il digiuno, blocca una classe di enzimi che altrimenti promuoverebbero lo stress ossidativo, proteggendo così le cellule dall’invecchiamento” – ha affermato l’autore dello studio, il Dott. Eric Verdin.

I risultati potrebbero essere rilevanti per trattare una serie di condizioni neurologiche come l’Alzheimer, il Parkinson, l’autismo e le lesioni traumatiche del cervello. Parliamo di malattie che affliggono milioni di persone” – ha dichiarato la Dott.ssa Katerina Akassoglou del Gladstone Institute for Virology and Immunology di San Francisco.

Alimentazione e gravidanza

Le diete low-carb per molti sono troppo restrittive. A quanto pare, sarebbero addirittura pericolose durante la gravidanza. Il motivo? Sono state collegate a possibili malformazioni alla nascita. Ne è un esempio la spina bifida. A quanto pare la colpa sarebbe da attribuire all’insufficiente assunzione di acido folico, noto anche come vitamina B9.

Questo nutriente essenziale riduce al minimo la possibilità di sviluppare alcune malformazioni congenite del feto. Il Dipartimento della Salute invita tutte le donne in fase di concepimento ad assumere un supplemento giornaliero di 400 microgrammi di acido folico. A loro avviso il trattamento andrebbe prolungato fino alle prime 12 settimane di gravidanza. Ovvero il periodo in cui si sviluppa la colonna vertebrale del bambino.

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