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Luce soffusa, gli effetti che ha sul cervello

Un ambiente poco illuminato può inficiare la capacità mnemonica. Lo studio

luce soffusa a lavoro
iStock

La luce soffusa è importante, ma solo in occasioni romantiche. In realtà non produce effetti positivi sul cervello. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Hippocampus.

Luce soffusa e cervello: il rapporto c’è

I ricercatori della Michigan State University hanno condotto uno studio sugli arvicanti del Nilo, roditori dell’Africa subsahariana che, veglia di giorno e dorme di notte. Seguendo i comportamenti delle cavie con cicli di veglia e sonno simili a quelli umani, sono arrivati alla conclusione che la luce fioca fa male al cervello.

Nello specifico hanno notato che i roditori esposti a fonti luminose soffuse per quattro settimane hanno ridotto di un terzo la capacità di memoria e apprendimento. Inoltre hanno ottenuto punteggi più bassi riguardo l’orientamento rispetto ai topi esposti a luce intensa.

“Quando abbiamo esposto i roditori a luce fioca”, spiega Antonio Nunez, autore dello studio, “riproducendo l’illuminazione artificiale degli ambienti interni, gli animali hanno mostrato peggioramenti nelle abilità spaziali”.

Nunez continua spiegando che si tratta di un fenomeno simile a quello che accade agli uomini dopo essere stati al cinema. Quando escono dalla sala, provano un leggero disorientamento. Lo stesso avviene dopo qualche ora passato in un centro commerciale affollato.

L’esposizione alla luce fioca riduce il fattore neurotrofico derivato, una sostanza cerebrale che connette i neuroni dell’ippocampo.

Lavoro e malattie oculari

Chi lavora molte ore al giorno in ambienti male illuminati potrebbe risentire degli effetti sul fattore neurotrofico derivato. In sostanza: poca memoria e disorientamento.

Secondo i ricercatori, i risultati ottenuti potrebbero avere applicazioni su soggetti anziani o con malattie oculari. E ancora, sarebbe possibile lavorare sulla possibilità di migliorare le funzioni cognitive nella terza età. Come? Agendo sull’esposizione alla luce. Ma prima di arrivare a questo, occorre passare per studi approfonditi e valutare i risultati ottenuti su soggetti umani. Un buon inizio – comunque – per combattere malattie degenerative come maculopatia o danni alla retina.

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