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I credenti vivono più a lungo degli atei

Buone notizie per i credenti: uno studio ha scoperto che le persone religiose vivono fino a sei anni più a lungo di atei e agnostici

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Buone notizie per i credenti. Uno studio statunitense ha infatti riscontrato che vivono sei anni in più rispetto ad atei e agnostici. Molto dipende non solo dalle restrizioni di alcuni culti (per esempio il divieto di bere alcolici). Ma anche da cosa comporta l’essere praticanti. Stare insieme ad altre persone consente di allontanare per esempio la solitudine, una delle cause del malessere e della riduzione della durata della vita. Ovviamente non vuol dire che non si debba mai stare da soli, anche perché estroversione e introversione sono necessarie per un buon equilibrio psichico. Ma poter contare su qualcuno, in ogni momento, è un elemento molto importante.

Lunga vita ai credenti

Le ricerche condotte dagli accademici della Ohio State University hanno analizzato oltre 1.500 necrologi dai giornali locali americani. Le loro scoperte rivelano che i credenti vivono fino a 5,64 anni più a lungo di atei e agnostici. Sorpresi? In realtà, riflettendoci, tutto questo è abbastanza logico. Le comunità religiose offrono ampie opportunità di socializzazione e attività. Insomma, riescono a tenere lontane solitudine e sedentarietà, che incidono sulla durata della vita.

Credenti e volontariato

«Abbiamo scoperto che il volontariato e il coinvolgimento nelle organizzazioni sociali incidono per poco più di un anno sulla longevità», ha dichiarato Laura Wallace, leader dello studio pubblicato sulla rivista Social Psychological and Personality Science.

La possibile conclusione da trarre, secondo lo studio, è che dato che molte religioni promuovono pratiche salutari – l’astensione dall’alcol e dalle droghe, ad esempio – questo potrebbe avere un ruolo da svolgere nel prolungamento della vita. Come coautore dello studio Baldwin Way ha aggiunto: «Molte religioni promuovono pratiche di riduzione dello stress che possono migliorare la salute. Come gratitudine, preghiera o meditazione». Qualunque sia la ragione, lo studio aggiunge peso ad altri recentemente condotti che suggeriscono che la religione è benefica per la salute umana.

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