sfilate: alta moda

Alta moda delle meraviglie

© Nexta, 2001

In viaggio con l'alta moda

In viaggio con l'alta moda

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In viaggio con l'alta moda. Si parte per un giro turistico nelle sfilate più significative della kermesse romana. Tra mare, deserto e giardini.

Dalla polemica agli applausi.
Un bilancio positivo ha concluso la quattro giorni romana dell’alta moda. Come nella migliore tradizione modaiola, si è assistito a sfilate sopra e sotto la passerella. Di abiti e di Vip. Milly Carlucci, Tosca D’Aquino, Irene Pivetti, Marina Ripa di Meana, Giada Desideri e Nadia Bengala, solo per citarne alcune. Tutti inchiodati all’Auditoriun della Rai, con qualche scappatella concessa verso altre location dove Coretti, Lancetti e Sarli hanno preferito presentare le loro collezioni.
Se il minimalismo ormai fa parte del passato nel pret a porter, l’alta moda, se mai gli aveva strizzato l’occhio, ora lo ha definitivamente seppellito e dimenticato.
Oro, contaminazioni etniche e scollature sono stati i veri protagonisti di tutte le collezioni.
A partire dagli abiti di Raffaella Curiel, che risentono dei numerosi viaggi della stilista, sino ad arrivare a Marella Ferrera, che ha accostato sapientemente sughero e spago a tessuti nobili e preziosi.
Schiene nude e trasparenze audaci per le spose hanno stupito il parterre.
Gonne in oro da sessanta milioni, mantelli da settanta milioni, e pantaloni in denim ‘solo’ da quattro, lo hanno incantato e forse un po’ atterrito.
Una full immertion di sfilate, che più di uno spettacolo è stata un viaggio.
Un movimentato itinerario nello spazio e nel tempo.
Allacciate le cinture. Si parte.
Ma prima, tutti a fare Colazione da Tiffany, vestite alla Audrey Hepburn ospiti di Lorenzo Riva.
Pronti? Via.
Abbiamo respirato l’aria del deserto con Zuharid Murad, che ha tatuato completamente le sue modelle.
Abbiamo nuotato negli abissi con Angelo Vitti, ornandoci con gioielli che sembrano alghe e coralli.
Ci siamo presi il lusso di passeggiare per giardini tailandesi di orchidee, accompagnati da Renato Balestra.
Abbiamo visitato la cappella degli Scrovegni per ammirare il giudizio universale di Giotto guidati dagli angeli di Rosy Garbo.
E poi, alla fine del viaggio, ci siamo riposati con indosso i jeans chic di Enzo Fusco, neo art director di Lancetti, leggendo le strisce di Diabolik vestite alla Eva Kant da Fausto Sarli.
Di tutto questo, come in qualunque viaggio, rimangono valigie impolverate, quaderni pieni di appunti e qualche numero in più in agendina. Piedi stanchi e ricordi.
E un armadio ricco di idee e di grucce da coprire con abiti da favola.
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