Chiesa di San Rocco
26/08/2003
Chiesa di San Rocco
Gavorrano
©Comune di Gavorrano
Il Comune ha affidato al gruppo di lavoro della Ideastudio di Follonica questo lavoro. Il risultato è un'opera realizzata con la tecnica della pittura a calce che introduce in Provincia di Grosseto un modello artistico che ha prodotto opere assai interessanti in diverse aree d'Europa, quello del recupero pittorico di piccole cappelle abbandonate o ricostruite. La riscoperta ed il recupero di questa piccola ex chiesa ha per la comunità di Gavorrano un grande significato. San Rocco, la cui vicenda terrena risale al XIV sec., ha lasciato un segno indelebile a Gavorrano. Patrono dei pellegrini e dei viaggiatori ma anche dei selciatori e dei cavatori di pietre, non poteva che essere dedicata a lui la grande Cava che si trova a due passi dall'abitato di Gavorrano.
Ma visitiamo il piccolo oratorio, dopo il grande lavoro di ristrutturazione. Nella parete di destra, appena entrati, troviamo raffigurate alcune scene della vita di San Rocco con, in particolare, la conversione, il pellegrinaggio, la malattia nella grotta e la guarigione di appestati. Nella parete di sinistra è raffigurata una processione che ricorda quelle che si tenevano in passato ogni 16 agosto dalla Chiesa di Gavorrano alla cappella nella cava. Sia nella parete a destra che in quella a sinistra si trovano due "telamoni" che sorreggono simbolicamente il cielo. Ai lati dell'abside sono visibili le figure ieratiche di San Rocco e di San Giuliano patrono di Gavorrano con i relativi attributi iconografici. Nell'abside un tondo con il cielo stellato, sorretto da un "telamone", contenente il viso grande di Cristo. Lo stile dell'opera ha i caratteri dell'arte contemporanea ma con forti rimandi all'iconografia ed ai simboli della tradizione pittorica toscana del XIV sec.
Il piccolo oratorio è edificato di fronte al paese ad una distanza di circa un chilometro, alle pendici del Monte Calvo, sotto la grande cava di pietra che prende il suo nome. Si presenta come una piccola cappella costruita direttamente sulla roccia. Realizzata in pietra locale ha la facciata a capanna con una piccola porta sovrastata da una finestrella. E' ad aula unica. All'interno, un arco a tutto sesto divide le due parti. Il pavimento è in cotto. E' ancora presente un altare in stucco presumibilmente settecentesco con il suo tabernacolo a nicchia. Il documento che per primo cita l'oratorio è un verbale di assemblea della compagnia laicale del 1806. Nel XIX sec. l'oratorio fu annesso alla compagnia che aveva l'obbligo di celebrarvi la festa del santo con processione e Messa cantata. Rimase unito alla compagnia per molto tempo. Con l'ampliarsi dell'attività della miniera di pirite e delle sue cave per motivi di sicurezza la Curia lo cedette alla Società Montecatini.
Ma visitiamo il piccolo oratorio, dopo il grande lavoro di ristrutturazione. Nella parete di destra, appena entrati, troviamo raffigurate alcune scene della vita di San Rocco con, in particolare, la conversione, il pellegrinaggio, la malattia nella grotta e la guarigione di appestati. Nella parete di sinistra è raffigurata una processione che ricorda quelle che si tenevano in passato ogni 16 agosto dalla Chiesa di Gavorrano alla cappella nella cava. Sia nella parete a destra che in quella a sinistra si trovano due "telamoni" che sorreggono simbolicamente il cielo. Ai lati dell'abside sono visibili le figure ieratiche di San Rocco e di San Giuliano patrono di Gavorrano con i relativi attributi iconografici. Nell'abside un tondo con il cielo stellato, sorretto da un "telamone", contenente il viso grande di Cristo. Lo stile dell'opera ha i caratteri dell'arte contemporanea ma con forti rimandi all'iconografia ed ai simboli della tradizione pittorica toscana del XIV sec.
Il piccolo oratorio è edificato di fronte al paese ad una distanza di circa un chilometro, alle pendici del Monte Calvo, sotto la grande cava di pietra che prende il suo nome. Si presenta come una piccola cappella costruita direttamente sulla roccia. Realizzata in pietra locale ha la facciata a capanna con una piccola porta sovrastata da una finestrella. E' ad aula unica. All'interno, un arco a tutto sesto divide le due parti. Il pavimento è in cotto. E' ancora presente un altare in stucco presumibilmente settecentesco con il suo tabernacolo a nicchia. Il documento che per primo cita l'oratorio è un verbale di assemblea della compagnia laicale del 1806. Nel XIX sec. l'oratorio fu annesso alla compagnia che aveva l'obbligo di celebrarvi la festa del santo con processione e Messa cantata. Rimase unito alla compagnia per molto tempo. Con l'ampliarsi dell'attività della miniera di pirite e delle sue cave per motivi di sicurezza la Curia lo cedette alla Società Montecatini.