Indonesia, vivere con 50.000 lire al mese
29/11/2000
Indonesia: Biciak-risciò, camerieri e pescatori
Indonesia, vivere con 50.000 lire al mese
©NEXTA.com, 2000
Isola di Gili Trawangan, Lombok, Mar di Giava.
Tra la spiaggia e i bungalow c'è un sentiero che giro intorno all'isola. Ai tavoli del ristorante,
turisti, candele e parole. Sull’isola tutto è molto economico e un bungalow per due persone, con bagno, a 50 metri dal mare costa l’equivalente di 7.000 lire.
I camerieri portano il pesce alla griglia che hanno cucinato lì, lungo il sentiero, mentre la gente passa, si ferma, e contratta il prezzo. Verso la fine della cena, Lucky Man, il cuoco, lascia la griglia e si avvicina. Si siede e il suo sguardo preannuncia una risata. La solita risata senza motivo, piena, un po' pazza e coinvolgente.
Ha i capelli corti, è basso e spesso si gratta la tempia sinistra.
Lucky Man è di Lombok, la grande isola a mezz'ora di barca da Gili, se gli chiedi quanto guadagna al mese, ci pensa un po’, fa due calcoli e dice: "I padroni del ristorante mi danno da mangiare, da dormire e 150.000 rupie". Sono meno di 40.000 lire al mese, circa 1300 lire al giorno. “E lavoro sette giorni alla settimana”.
Lucky Man si sveglia ogni giorno alle sei e prepara la colazione agli ospiti. Poi, a mezzogiorno cucina e la sera sta alla griglia. Quando la serata è terminata, si mette a fare le pulizie. Non va mai a dormire prima di mezzanotte. Ogni due giorni prende la barca e va a Lombok, al mercato per comprare il pesce, le verdure e il riso necessari al ristorante. Giornate piene e interminabili, con pochi momenti liberi. E con molti trasferimenti in furgone, pullman e carretto.
Ogni giorno pensa ai suoi progetti, al suo sogno: vuole sposarsi, ma gli serve almeno un milione di lire per la dote, la festa e tutto il resto. Con 40.000 lire al mese, gli ci vorranno almeno tre anni. Se non spende niente.
Sparsi per le spiagge di Gili, a venti metri dalla sabbia bianchissima, alcuni pescatori stanno con i piedi a mollo nell’acqua, una rete e una saccoccia nelle mani. Quando tornano a riva, le saccoccie sono piene. Centinaia di pesciolini argentati, colorati di blu e rosso. Minuscoli.
Uno di loro ne prende una manciata intera e dice:"Mille". Mille rupie sono 250 lire. Un sacco di almeno quattro chili costa solo 5000 lire. Quando scende il sole, lasciano la spiaggia e vanno al villaggio, nell’interno dell’isola. Ci sono una ventina di case e nemmeno un mattone. I muri sono di legno e paglia, i tetti di paglia e foglie. Alcune capre sono legate ad un palo, più in là ci sono delle galline. Tre donne siedono per terra e, mentre i bambini giocano, puliscono del pesce. Il pescatore oggi è riuscito a vendere del pesce ai turisti e ha guadagnato dei soldi, ma di solito il pesce che prende, lo mangia assieme alle verdure dell'orto. Le donne hanno la pelle scura e gli occhi sono tagliati leggermente a mandorla. Sono belle. Tutto attorno palme e cielo blu intenso.
Yogyakarta, isola di Giava
Yogyakarta è una città di tre milioni di abitanti, a 500 km da Jakarta, famosa per l'artigianato locale. Il mercato è composto da un'infinità di baracchini assiepati sotto i portici. Qui, si vendono i prodotti artigianali dei villaggi. Ovunque c’è frenesia, elettricità. Per le strade scorrazzano i biciak, le biciclette-risciò. Se ne vedono a centinaia, in circolazione o in attesa di clienti. Ce ne sono talmente tanti che viene spontaneo chiedersi come facciano a lavorare tutti. Alcuni probabilmente non vedono un cliente per giorni anche se i locali ne fanno largo uso.
Jumal è uno dei tanti guidatori di biciak. Conosce qualche parola d’inglese e gli piace parlare di calcio, della serie A italiana. Qui la trasmettono ogni sabato e domenica sera in televisione.
" È dal 1980 che faccio questo lavoro" dice Jumali. Ha 41 anni e prima faceva il camionista. Un incidente, e la scelta di cambiare lavoro, di diventare un biciak-driver.
Non sa dire con precisione quanto guadagna al mese. Dipende dalle giornate. A volte è al servizio di un cliente per 24 ore e potrà guadagnare dalle 30.000 alle 140.000 rupie (tra le 7000 e le 35.000 Lire). Ma non capita spesso, e la maggior parte dei suoi mesi si ferma a 200.000 rupie, circa 50.000 lire.
Jumal abita a Bantul, un villaggio a 13 km da dove lavora, è sposato e ha due figli. Un ragazzo di 20 anni e una ragazza di 22, già sposata. Va a trovarli a casa una volta alla settimana, in genere il venerdì, il giorno di preghiera. Di solito Jumal dorme a Yoygakarta, nel biciak.”Certo, a volte mi fa male la schiena, ma ci si abitua" dice con un sorriso.
È mussulmano e prega nella moschea una o due volte al giorno. Non mangia carne di maiale, e - ammette - ogni tanto beve una birra. Cosa che quasi tutti i mussulmani giavanesi fanno. In vita sua non ha mai viaggiato. È stato a Jakarta in passato. Un mese trascorso da alcuni suoi parenti, ma dopo una settimana aveva già nostalgia di casa. Un'altra volta Jumal è stato a Bali e gli è piaciuto molto, tanto che vorrebbe ritornarci.
Stop. Non ha fatto altri viaggi e a volte pensa che gli piacerebbe andare all’estero. Si mette a ridere e dice: "Non posso nemmeno immaginarlo, non saprei che posto scegliere….è una cosa talmente fuori dalle mie prospettive! Quando smetterò di lavorare, i miei figli si occuperanno di me. Anche perché qui, non c’è la pensione". Jumal è felice.”Mia figlia si è sposata, mio figlio è un bravo ragazzo. Ho fatto quello che dovevo fare. Tutto quello che dovevo fare".
Comincia a piovigginare, come ogni giorno in ottobre. Se arriva un cliente, Jumal è pronto a mettersi ai pedali.
Tra la spiaggia e i bungalow c'è un sentiero che giro intorno all'isola. Ai tavoli del ristorante,
turisti, candele e parole. Sull’isola tutto è molto economico e un bungalow per due persone, con bagno, a 50 metri dal mare costa l’equivalente di 7.000 lire.
I camerieri portano il pesce alla griglia che hanno cucinato lì, lungo il sentiero, mentre la gente passa, si ferma, e contratta il prezzo. Verso la fine della cena, Lucky Man, il cuoco, lascia la griglia e si avvicina. Si siede e il suo sguardo preannuncia una risata. La solita risata senza motivo, piena, un po' pazza e coinvolgente.
Ha i capelli corti, è basso e spesso si gratta la tempia sinistra.
Lucky Man è di Lombok, la grande isola a mezz'ora di barca da Gili, se gli chiedi quanto guadagna al mese, ci pensa un po’, fa due calcoli e dice: "I padroni del ristorante mi danno da mangiare, da dormire e 150.000 rupie". Sono meno di 40.000 lire al mese, circa 1300 lire al giorno. “E lavoro sette giorni alla settimana”.
Lucky Man si sveglia ogni giorno alle sei e prepara la colazione agli ospiti. Poi, a mezzogiorno cucina e la sera sta alla griglia. Quando la serata è terminata, si mette a fare le pulizie. Non va mai a dormire prima di mezzanotte. Ogni due giorni prende la barca e va a Lombok, al mercato per comprare il pesce, le verdure e il riso necessari al ristorante. Giornate piene e interminabili, con pochi momenti liberi. E con molti trasferimenti in furgone, pullman e carretto.
Ogni giorno pensa ai suoi progetti, al suo sogno: vuole sposarsi, ma gli serve almeno un milione di lire per la dote, la festa e tutto il resto. Con 40.000 lire al mese, gli ci vorranno almeno tre anni. Se non spende niente.
Sparsi per le spiagge di Gili, a venti metri dalla sabbia bianchissima, alcuni pescatori stanno con i piedi a mollo nell’acqua, una rete e una saccoccia nelle mani. Quando tornano a riva, le saccoccie sono piene. Centinaia di pesciolini argentati, colorati di blu e rosso. Minuscoli.
Uno di loro ne prende una manciata intera e dice:"Mille". Mille rupie sono 250 lire. Un sacco di almeno quattro chili costa solo 5000 lire. Quando scende il sole, lasciano la spiaggia e vanno al villaggio, nell’interno dell’isola. Ci sono una ventina di case e nemmeno un mattone. I muri sono di legno e paglia, i tetti di paglia e foglie. Alcune capre sono legate ad un palo, più in là ci sono delle galline. Tre donne siedono per terra e, mentre i bambini giocano, puliscono del pesce. Il pescatore oggi è riuscito a vendere del pesce ai turisti e ha guadagnato dei soldi, ma di solito il pesce che prende, lo mangia assieme alle verdure dell'orto. Le donne hanno la pelle scura e gli occhi sono tagliati leggermente a mandorla. Sono belle. Tutto attorno palme e cielo blu intenso.
Yogyakarta, isola di Giava
Yogyakarta è una città di tre milioni di abitanti, a 500 km da Jakarta, famosa per l'artigianato locale. Il mercato è composto da un'infinità di baracchini assiepati sotto i portici. Qui, si vendono i prodotti artigianali dei villaggi. Ovunque c’è frenesia, elettricità. Per le strade scorrazzano i biciak, le biciclette-risciò. Se ne vedono a centinaia, in circolazione o in attesa di clienti. Ce ne sono talmente tanti che viene spontaneo chiedersi come facciano a lavorare tutti. Alcuni probabilmente non vedono un cliente per giorni anche se i locali ne fanno largo uso.
Jumal è uno dei tanti guidatori di biciak. Conosce qualche parola d’inglese e gli piace parlare di calcio, della serie A italiana. Qui la trasmettono ogni sabato e domenica sera in televisione.
" È dal 1980 che faccio questo lavoro" dice Jumali. Ha 41 anni e prima faceva il camionista. Un incidente, e la scelta di cambiare lavoro, di diventare un biciak-driver.
Non sa dire con precisione quanto guadagna al mese. Dipende dalle giornate. A volte è al servizio di un cliente per 24 ore e potrà guadagnare dalle 30.000 alle 140.000 rupie (tra le 7000 e le 35.000 Lire). Ma non capita spesso, e la maggior parte dei suoi mesi si ferma a 200.000 rupie, circa 50.000 lire.
Jumal abita a Bantul, un villaggio a 13 km da dove lavora, è sposato e ha due figli. Un ragazzo di 20 anni e una ragazza di 22, già sposata. Va a trovarli a casa una volta alla settimana, in genere il venerdì, il giorno di preghiera. Di solito Jumal dorme a Yoygakarta, nel biciak.”Certo, a volte mi fa male la schiena, ma ci si abitua" dice con un sorriso.
È mussulmano e prega nella moschea una o due volte al giorno. Non mangia carne di maiale, e - ammette - ogni tanto beve una birra. Cosa che quasi tutti i mussulmani giavanesi fanno. In vita sua non ha mai viaggiato. È stato a Jakarta in passato. Un mese trascorso da alcuni suoi parenti, ma dopo una settimana aveva già nostalgia di casa. Un'altra volta Jumal è stato a Bali e gli è piaciuto molto, tanto che vorrebbe ritornarci.
Stop. Non ha fatto altri viaggi e a volte pensa che gli piacerebbe andare all’estero. Si mette a ridere e dice: "Non posso nemmeno immaginarlo, non saprei che posto scegliere….è una cosa talmente fuori dalle mie prospettive! Quando smetterò di lavorare, i miei figli si occuperanno di me. Anche perché qui, non c’è la pensione". Jumal è felice.”Mia figlia si è sposata, mio figlio è un bravo ragazzo. Ho fatto quello che dovevo fare. Tutto quello che dovevo fare".
Comincia a piovigginare, come ogni giorno in ottobre. Se arriva un cliente, Jumal è pronto a mettersi ai pedali.