Sex and Landscapes
di Ilaria Oriente - 24/02/2006
Sex and Landscapes
Newton
Un lungo tappeto rosso decorato con calde candele ha accolto ospiti d’élite e stampa all’apertura della mostra a Palazzo Reale dedicata al grande fotografo, scomparso nel 2004, Helmut Newton. Una serata esclusiva in occasione delle sfilate milanesi organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con Federico Motta Editore, dell’Assessorato alla Cultura e alla Moda del Comune di Milano. Una mostra curata da June Newton, l’amatissima moglie del celebre fotografo tedesco/australiano che divise con lui tutta la vita, diventandone essa stessa interprete di alcuni ritratti con lo pseudonimo di Alice Springs.
Voluta e progettata in prima persona dallo stesso artista, la mostra espone per la prima volta il ciclo completo “Sex and Landscapes” come lui stesso l’aveva pensato.
Un’antologia di foto che consentono di verificare non solo l’amore di Newton per il corpo femminile, ma anche per i paesaggi inconsueti e poetici. Infatti, come suggerisce il titolo, i pannelli che ritraggono le sue splendide modelle sono intervallati da cantieri inediti, terre perse e lontane, scenari urbani, interni barocchi, pareti nude. Ma anche incredibili lune che si specchiano nel mare, orizzonti desertici, paesaggi.
Ciò che l’artista mette nell’animo delle sue immagini è il fascino discreto di un’alta borghesia seducente , patinata, mondana, arroccata sulle colline californiane, sulle spiagge della Costa Azzurra o negli alberghi lussuosi delle capitali europee, anche a pochi passi dalla stazione centrale di Milano, ma in attici distanti anni luce dall’asfalto.
Newton è stato testimone di un mondo di apparenze riuscendo però ad andare ben oltre queste. Un mondo che ha messo a nudo, nel vero senso della parola. Forgiò egli stesso la bellezza di corpi e situazioni, offrendola in sogno a un pubblico ordinario ma di cultura raffinata, anche se di massa. A chi lo criticava, considerandolo osceno, rispondeva “bisogna essere all’altezza anche della propria cattiva reputazione”.
Il suo interesse per il corpo femminile è mosso, oltre che da un istinto voyeristico, da un’ossessione professionale in grado di scoprire sempre nuovi risvolti estetici, riflessioni socio-culturali e spunti di una emancipazione sessuale per nulla scontata a quell’epoca. Le sue sono donne forti che si muovono tra eros e provocazione, tra gioco e mistero, glamour e fashion, sadomasochismo e feticismo. Una femminilità sfrenata e libertina, contestata dal movimento femminista, che però, come dimostra l'esposizione di Palazzo Reale, non monopolizzava l'ispirazione di Newton.
L’artista ha costruito il suo personaggio provocatorio su una vita difficile e avventurosa. Cominciò a lavorare in Australia come fotografo quando, sedicenne, fuggito dalla Germania nazista per salvarsi dalle persecuzioni razziali, decise di accettare qualsiasi lavoro per guadagnare quanto gli serviva per vivere. «Scattavo foto ovunque – racconta Newton nella sua autobiografia - ma non ho mai pensato che il mio lavoro fosse una forma d'arte. In ogni caso volevo prostituire questo talento che mi era stato dato».
Newton viveva tra Montecarlo e Los Angeles, lavorando per riviste come Vogue, Marie Claire ed Elle. Spesso è stato considerato, a torto, solo un fotografo di moda, ma prima di tutto è un artista classico che raccopnta il contemporaneo con la distanza che conviene. Le sue mostre personali sono a New York, Parigi, Londra, Houston, Venezia. Il suo obbiettivo ha immortalato le più note attrici e modelle: da Ava Gardner a Charlotte Rampling, da Catherine Deneuve a Romy Schneider, da Naomi Campbell a Monica Bellucci. Ma anche personagi politici come Helmut Kohl e Margareth Thatcher.
Presentati per la prima volta e proiettati su grandi schermi, all’interno del percorso espositivo della mostra, due video: un’intervista di June Newton al marito e alcune riprese di backstage che svelano i segreti del lavoro di questa straordinaria figura della fotografia contemporanea.
Voluta e progettata in prima persona dallo stesso artista, la mostra espone per la prima volta il ciclo completo “Sex and Landscapes” come lui stesso l’aveva pensato.
Un’antologia di foto che consentono di verificare non solo l’amore di Newton per il corpo femminile, ma anche per i paesaggi inconsueti e poetici. Infatti, come suggerisce il titolo, i pannelli che ritraggono le sue splendide modelle sono intervallati da cantieri inediti, terre perse e lontane, scenari urbani, interni barocchi, pareti nude. Ma anche incredibili lune che si specchiano nel mare, orizzonti desertici, paesaggi.
Ciò che l’artista mette nell’animo delle sue immagini è il fascino discreto di un’alta borghesia seducente , patinata, mondana, arroccata sulle colline californiane, sulle spiagge della Costa Azzurra o negli alberghi lussuosi delle capitali europee, anche a pochi passi dalla stazione centrale di Milano, ma in attici distanti anni luce dall’asfalto.
Newton è stato testimone di un mondo di apparenze riuscendo però ad andare ben oltre queste. Un mondo che ha messo a nudo, nel vero senso della parola. Forgiò egli stesso la bellezza di corpi e situazioni, offrendola in sogno a un pubblico ordinario ma di cultura raffinata, anche se di massa. A chi lo criticava, considerandolo osceno, rispondeva “bisogna essere all’altezza anche della propria cattiva reputazione”.
Il suo interesse per il corpo femminile è mosso, oltre che da un istinto voyeristico, da un’ossessione professionale in grado di scoprire sempre nuovi risvolti estetici, riflessioni socio-culturali e spunti di una emancipazione sessuale per nulla scontata a quell’epoca. Le sue sono donne forti che si muovono tra eros e provocazione, tra gioco e mistero, glamour e fashion, sadomasochismo e feticismo. Una femminilità sfrenata e libertina, contestata dal movimento femminista, che però, come dimostra l'esposizione di Palazzo Reale, non monopolizzava l'ispirazione di Newton.
L’artista ha costruito il suo personaggio provocatorio su una vita difficile e avventurosa. Cominciò a lavorare in Australia come fotografo quando, sedicenne, fuggito dalla Germania nazista per salvarsi dalle persecuzioni razziali, decise di accettare qualsiasi lavoro per guadagnare quanto gli serviva per vivere. «Scattavo foto ovunque – racconta Newton nella sua autobiografia - ma non ho mai pensato che il mio lavoro fosse una forma d'arte. In ogni caso volevo prostituire questo talento che mi era stato dato».
Newton viveva tra Montecarlo e Los Angeles, lavorando per riviste come Vogue, Marie Claire ed Elle. Spesso è stato considerato, a torto, solo un fotografo di moda, ma prima di tutto è un artista classico che raccopnta il contemporaneo con la distanza che conviene. Le sue mostre personali sono a New York, Parigi, Londra, Houston, Venezia. Il suo obbiettivo ha immortalato le più note attrici e modelle: da Ava Gardner a Charlotte Rampling, da Catherine Deneuve a Romy Schneider, da Naomi Campbell a Monica Bellucci. Ma anche personagi politici come Helmut Kohl e Margareth Thatcher.
Presentati per la prima volta e proiettati su grandi schermi, all’interno del percorso espositivo della mostra, due video: un’intervista di June Newton al marito e alcune riprese di backstage che svelano i segreti del lavoro di questa straordinaria figura della fotografia contemporanea.