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Domenica 1 agosto 2010

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Oltre Lilith

di Ilaria Oriente -

27/10/2006

Oltre Lilith

lilith

Il nome Lilith riconduce ad alcuni aspetti magici, a volte sinistri, a simboli come il serpente o la civetta, animale lunare per eccellenza, o ancora al salice che, fin dai tempi più antichi, è ritenuto albero sacro a tutte le Dee della guerra e dell’amore. L’origine di Lilith si perde nella notte dei tempi. Nei miti babilonesi e assiri era ritenuto un demone femminile che, con l’approssimarsi delle tenebre, usciva dalla terra o dal mare per sedurre gli uomini con la sua splendente bellezza.  Per i Babilonesi, questo archetipo femminile-lunare costituiva un elemento turbatore dell’ordine familiare e sociale.

Nel mito ebraico si afferma che Lilith sia stata la prima donna comparsa sulla terra, creata da Dio direttamente dal fango come Adamo. I due non riuscirono mai ad andare d’accordo: Adamo voleva avere la supremazia sulla Terra, Lilith pretendeva gli stessi diritti e rifiutava di sottomettersi alla sua volontà. Quindi lei abbandonò il suo compagno iniziando a vivere un’esistenza errabonda. Dio la relegò in fondo al mare e da una costola di Adamo generò Eva.

A Lilith e, quindi, al Femminino Sacro, è dedicata la mostra dal titolo Oltre Lilith, progettata e curata da Rosetta Zozzini, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Frascati e dall’Associazione culturale RosArte. Oltre Lilith ( 8 ottobre – 26 novembre), attraverso le opere di 22 artiste contemporanee di fama internazionale, affronta il tema della controversa oscurità femminile collegandosi al personaggio biblico di Lilith per raggiungere una dimensione superiore: quella del sacro.

Ognuna di queste artiste, attraverso il proprio linguaggio che spazia dalla fotografia alla pittura, dalle video proiezioni alla scultura, ha voluto raccontare la propria esperienza della ricerca del sacro tutta al femminile. Obiettivo comune delle opere, è mostrare come tale ricerca possa condurre ad una nuova e diversa coscienza femminile sia individuale che collettiva.  Opere che parlano della donna come cacciatrice, madre, sognatrice, esploratrice. Opere in cui le donne s’intersecano profondamente con la natura uscendone in simbiosi, confondendosi quasi con la spiritualità che arde in essa.

E’ una domanda ben precisa il filo che lega i lavori di queste 22 artiste: esiste una specifica sacralità femminile o il senso del sacro va al di là delle differenze di genere? A rispondere è Patrizia Terreno attraverso un saggio, ospitato nel catalogo della mostra, edito da Gangemi. Patrizia Terreno, partendo dalle quattro fasi energetiche che ogni donna attraversa e che ciclicamente si ripetono lungo la sua esistenza (dall’adolescenza alla giovinezza, alla piena maturità fino alla tarda maturità), spiega come queste fasi espongano la donna alle quattro energie che compongono il femminile: quella della caccia o verginità, del nutrimento, del sogno  e dell’esplorazione. Proprio basandosi su di esse si tenta di riscoprire il senso specifico di sacralità legato alla donna. Da qui la differenza tra ‘sacro maschile’  e ‘sacro femminile’ basata proprio su una differenza energetica, di percezione e di sperimentazione.

E così, nelle Scuderie Aldobrandini del Comune di Frascati s’incontrano opere ricche di vita e sacralità. Come le sette rappresentazioni create da Luce – Luisella Torreforte, dove le sovrapposizioni di immagini creano un filo narrativo tra un elemento e l’altro dell’orizzonte rappresentativo. Immagini che ritraggono il parto di Luce che da vita a sua figlia dalla cui testa nasce nuovamente Luce che, quindi, rivive attraverso il parto la propria nascita. O le opere di Luisa Raffaelli, torinese, in cui la figura femminile si sposa con l’ambiente circostante ma riesce anche a distaccarsi da esso. Cecilia Parades, peruviana, ci racconta della Dea Natura, in cui la forma femminile cambia le sue fattezze per confondersi con la natura stessa, con la varietà degli esseri viventi che la popolano.

Le fotografie di Maree Azzopardi ritraggono il corpo femminile nudo, tra pane e acqua, cose sostanzialmente umili, ma sacre, e con esse si confonde. Monica Gryco, polacca, porta il visitatore in una stanza con tanto di tv, telefono, poltrone dove s’innalza una statua della Vergine Maria che, però, si confonde con Eva e con Lilith, porta infatti le caratteristiche di quest’ultima: lunghi capelli neri fino ai piedi, una veste che lascia trasparire il corpo nudo, e un serpente ai suoi piedi. Seni Camarà è una scultrice che vive ai margini di un piccolo villaggio senegalese in Casamance. Le sue opere sono in terracotta , le cuoce all’interno della foresta secondo riti sciamanici a cui nessuno può assistere. Sculture arcaiche, mistiche, di madri che portano in grembo le proprie figlie.

Le opere di Vania Comoretti, in acquarello, china e pastello, pongono l’accento sui particolari del volto e del corpo femminile creando l’anatomia di un’idea in ‘eterno confronto con la realtà e la sua umana rivelazione’. Donne, dunque, che parlano di donne, opere  aperte alle più svariate interpretazioni ma che, intimamente, in ciascuna di esse, è custodita un pezzo di storia di ognuna di noi.


Ilaria Oriente

  • Daniela venerdì 27 ottobre 2006 ore 14:09
  • E' importante che Stile sia presente a questi eventi culturali.Anche da casa posso vivere le emozioni che trasmettono le parole e le immagini.Grazie Stile
 

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