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Un film italiano che scende giù come un bicchiere di vino
Un film italiano che scende giù come un bicchiere di vino
Chiara Basciano - 02/07/2010
La prima prova di Luciano Capponi: una commedia, un fantasy, ma anche un thriller
Il film d'esordio di Luciano Capponi risulta un esperimento più che riuscito, tanto da meritare il premio Méliès come Miglior Film Fantasy 2009, con la seguente motivazione: "Una favola surreale e poetica ma anche un racconto a metà strada fra la spy-story e la fantascienza. Abbiamo voluto premiare la capacità del film di toccare più generi cinematografici in un'ottica di qualità e nello spirito del festival". Il vino "Caresse de Roi" (realmente prodotto dalla Tenuta Ronci di Nepi) è ciò che innesca la storia. Dopo averlo bevuto, i due amici, Amilcare (Francesco Martino) e Vladimiro (Pietro Ragusa), riescono a raggiungere un onirico aldilà. Si apre dal nulla una porta capace di portare cose e persone da una parte all'altra, con evidenti, catastrofiche, conseguenze.
I livelli sono vari: da una parte il figlio, Vladimiro, che scopre un padre diverso, tramite i suoi viaggi ultraterreni, dall'altra il padre, il Professor Chenier (Francesco Salvi), portatore di misteri. E poi, una serie di personaggi sopra le righe. Come l'ex pugile Patrizio Oliva (nel ruolo del Senatore), alla sua prima prova d'attore, o Cristiano Callegaro (nel ruolo del Prete), perfettamente a suo agio in questo tipo di film. Il regista, poliedrico artista, ha dato la possibilità agli attori di misurarsi con personaggi nuovi e divertenti. Se Francesco Salvi, ormai da anni, è riuscito ad uscire dalla riduttiva etichetta di comico da cabaret, per Barbara Bouchet si tratta di una prova insolita, che affronta con la giusta ironia, riuscendo molto bene nel ruolo della "donna coi baffi".
La pellicola, nelle sale dal 2 luglio - distribuito da Borgo dello Spettacolo - è un esempio di cinema italiano diverso, uno di quelli che risolleva il morale sulle sorti della nostra cinematografia.
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