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Arte da indossare

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Con LV, l'arte da indossare

Con LV, l'arte da indossare

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Le borse Vuitton si rifanno il trucco. La storica maison francese Jacobs ha deciso nuovamente di stupire ed in collaborazione con l'artista nipponico Takeshi Murakami presenta la sua nuova collezione per l'estate che verrà

Le borse Vuitton si rifanno il trucco, per l'ennesima volta a dire la verità. Dopo il grande successo dei graffiti griffati firmati da Stephen Sprouse, (ricercatissimi e copiatissimi) ormai oggetto di culto ovunque e la fantasia patchwork quasi fiabesca creata dalla giovane artista inglese Julie Verhoeven, la storica casa francese la cui direzione artistica è curata fin dal 1997 dal 38enne newyorkese Marc Jacobs ha deciso nuovamente di stupire ed in collaborazione con l'artista nipponico Takeshi Murakami presenta la sua nuova collezione per l'estate che verrà.

Ironico, infantile, psichedelico e soprattutto molto colorato, Murakami rielabora lo stile Vuitton secondo il suo gusto personale che gli è valso il titolo di guru della new wave dell'arte contemporanea giapponese.
Nato nel 1962, Murakami si avvicina da subito al mondo dei "manga" (fumetti giapponesi) e degli "anime" (cartoni animati), tenta di divenire disegnatore presso un noto studio d'animazione ma non trovandosi all'altezza del compito decide di tornare all'Università per concentrarsi nello studio del "Nihon-ga" - una forma tradizionale di pittura giapponese. Nel 1991 riceve il dottorato dalla prestigiosa "Todai" (Tokyo University) ed in seguito comincia a dedicarsi all'arte contemporanea.
Mr DOB, KaiKai & Kiki, Kumo-Kun e i fiori antropomorfi soli per citarne alcuni; in brevissimo tempo i suoi pupazzi mostruosi e naif fanno il giro del mondo fino a giungere all'attenzione del mondo della moda.
Per Vuitton ha rielaborato il logo LV in tre diverse versioni; un monogramma multicolore, i fiori di pesco antropomorfi ed il suo preferito, gli occhi galleggianti che ricorrono in ogni sua opera: "Mi piace che lo spettatore abbia l'impressione di essere osservato, tanto da sentirsi un po' soffocare", spiega l'artista.

La loro storia d'amore comincia alcuni mesi fa; galeotta fu la mostra "Coloriage" presso la Fondation Cartier di Parigi, tra i primi a credere nel "poku" (contrazione dei termini "pop art" e "otaku") e nel "superflat" (l'assoluta mancanza di profondità) di Murakami. "Nel momento in cui vidi per la prima volta le sue opere, seppi che avrei dovuto fare qualcosa con lui" svela Jacobs in una sua recente intervista "ma già all'ora ero consapevole di correre un rischio e di farne correre uno anche al marchio Vuitton".
Non solo una sfida per Jacobs, ma una anche per l'artista giapponese che per mesi ha lavorato alla creazione della collezione, facendo lunghe ricerche in tutto i sud-est asiatico alla ricerca delle origini del Japonisme che tanto ispirò il monogramma originale nato intorno al 1860.

È da quando Keith Haring spinse la commercializzazione delle sue opere agli inizi degli anni '80 con l'apertura del suo Pop Shop di New York, che la Pop Art non si affacciava con tanto successo nel mondo della moda.
A distanza di oltre 20 anni, il designer e l'artista più cool del momento uniscono le proprie forze per trascendere nuovamente i confini tra arte e moda.
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