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Le nuove icone dell'eleganza.
Le nuove icone dell'eleganza.
Vanessa Bozzi - 27/11/2003
Un tempo c’era Jackie. Una donna chic e naturale. Che per anni ha mantenuto lo scettro di regina dell’eleganza. Poi arrivò Lady D, come un soffio. E Carolyne Bessette. Ma ora? Chi dobbimao copiare per vestirci? Tutte le trend setter che ci fanno da involontarie maestre.
E la grazia della mamma doveva tanto essere piaciuta al compianto John John che nel 1995 aveva sposato una ragazza americana, altrettanto sobria ed elegante. Io mammete e tu. Carolyne Bessette, nata del 1966 è stato uno dei personaggi più invidati e copiati del mondo. L’icona del minimalismo, sobrio e non eccessivo, boom degli anni Novanta. Gli anni come PR prima e come commessa per Calvin Klein poi, hanno sicuramente influenzato i suoi gusti in fatto di abbigliamento, non necessariamente made in Usa. Linda Wellew, direttrice di Allure America, scrisse di lei una volta: “E’ riuscita a diventare un’icona dello stile americano vestendo un giapponese che lavora a Parigi”. Ogni riferimento a Yojii Yamamoto era puramente voluto. E come non ricordare Carolyne, impalmata dal bel John John con indosso un abito in seta senza pizzi di Narciso Rodriguez? O a passeggio per le strade di Manhattan con indosso t-shirt e pantaloni? O ai cocktail mondani in Europa, con tubino nero, twin set rosa in cashmere e scarpe basse che tanto sarebbero piaciute a Audrey Hepburn?
E allora, prima dell’incidente aereo che il 16 luglio del 1999 infranse la favola, l’Europa lanciava la sua sfida contro l’elegante ragazza americana. Anch’essa bionda e anglofona. Ricca, esile e bella. In più, di sangue reale. Diana Spencer, Lady D, la principessa triste e sfortunata. Ma copiatissima, dalle tute per la palestra al taglio di capelli. Imitazioni del suo abito di nozze col principe Carlo d’Inghilterra, creato da David ed Elizabeth Emanuel, hanno vestito le spose di tutto il mondo negli anni Ottanta. Patriottica per un po’ e appassionata cliente di Catherine Walker, Lady D ha poi espatriato i suoi gusti in fatto di abiti dirigendoli a Parigi, da Christian Lacroix, Karl Lagerfeld allora stilista di Chanel e John Galliano ‘di’ Christian Dior. Ma il suo cuore modaiolo batteva in Italia, per Valentino e Versace. Amici, oltre che stilisti apprezzati. Che hanno saputo coglierne la bellezza e la fragilità al di là dell’eleganza. Che l’hanno amata come giovane donna e musa. Come anche ha fatto Diego Dalla Valle che per lei creò la famosa borsa D-Bag.
Altra stirpe, altra eleganza. E’ quella più aggressiva di Stephanie di Monaco o quella meno plateale della sorellona Carolina. La prima, dopo un’adolescenza tutta borchie e giubbotti in pelle, oggi ama coprire il suo fisico statuario con marchi giovani italiani, come E-Play. La seconda è una vera e propria trend setter in sordina. Basta una sua apparizione per scatenare l’emulazione di migliaia di fashion victims in tutto il mondo. Il foulard per coprire la testa rasata, ne è solo un esempio. Il taglio di capelli, corto e sbarazzino ne è la conferma. E sulle orme della mamma sembra essere la piccola Charlotte, promettente e ghiotto bersaglio dei paparazzi. Ma è il mondo della moda a fare da nave (pardon, passerella) scuola. Non solo in fatto di ciò che è in o out, ma anche di gusto e originalità. La moda prima che faccia moda, insomma. Ed è una battaglia giocata a colpi di borse e tacchi sfoggiati da Anna Wintour, direttrice di Vogue America, la signora basta-un-gesto-e-moda-è-fatta. O di capelli spettinati e broncio da monella dell’aritoscratica top inglese Stella Tennant, che magari avrà pure studiato a Oxford o Cambridge, ma certi gestacci in passerella proprio non si dovrebbero fare.
La Francia non perdona e offre come esempio Inès de la Fressange, poco conosciuta da noi, ma amatissima oltralpe. Più di Letizia Casta, più di Giovanna D’Arco, tanto da essere scelta per raffigurare la Francia sulle monete. Lanciata con Elle, coccolata da Chanel, Kenzo e Thierry Mugler, ha sposato un Italiano (da brava intenditrice e donna di classe) è ha lanciato una sua linea di abbigliamento, raffinata e semplice come lei. E sulla chic scia parigina ecco avanzare Victoire de Taillac, la PR 'mescolatrice' di Colette, capace di accostamenti oltraggiosi ma d’effetto di colori e materiali nobili accanto a gonne ‘impure’ e non firmate.
E in Italia? Non sempre da noi l’eleganza si sposa con la semplicità. Accade però, a volte e ne è un esempio Catherine Spaak (che ormai dopo tanti anni qui, di francese ha solo un lieve accento), l’elegante signora del sabato sera, che accoglie sul divano di Harem altre signore belle e interessanti come lei.
E come Awery Howe Agnelli, la vedova senza gioie (e gioielli) né trucco, nemmeno agli eventi mondani.
Ma l’Italiana doc che più di tutte regala classe e cura di sé è l’ex tennista, giornalista, mamma e moglie felice Cristina Parodi, fedele in tanti anni al suo look sofisticato finto acqua e sapone e al suo sorriso dolce e rassicurante. E alla sua divisa “la camicia bianca, perché è la cosa più comoda e più utilizzabile con tutto, di giorno e di sera. E’ elegante e sportiva. Va bene sempre.”
Come lei.
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