Radici mediterranee, spirito londinese. Cosmopolita, anticonformista e libero dagli schemi quanto basta per creare un personaggio. Lo stilista nasce a Castelbolognese, nei pressi di Faenza. Studi classici, un eterno matrimonio con la cultura, la fortuna di crescere tra i libri custoditi dal padre antiquario. E tanta curiosità, passione per i viaggi e per la vita. Siamo nel ’68, Gigli ha vent’anni. Love & peace e l’immancabile viaggio in India che accomuna i giovani hippies dell’epoca coinvolge anche lui, che resta in balìa dei guru per ben quattro mesi. E’ lì che lo choc culturale lo rende recettivo a mille stimoli. C’è chi usa tessuti, ornamenti, atmosfere lontane, come souvenir di un mondo che non ha mai conosciuto. Ma non lui. Per Gigli trovarsi in un luogo diverso dalla nostra culla occidentale diventa un modo per aprire gli orizzonti e la mente: calarsi in un’epoca, una cultura. E scoprire i tesori racchiusi in un mercato, un’opera d’arte, uno strumento musicale…Interiorizzare, metabolizzare, progettare. Gigli utilizza tessuti e ornamenti raccolti nelle varie peregrinazioni, trasformandoli in abiti per se stesso. Per rivestire il corpo. Corpo che ha trovato nuovi spazi, significati, valori. Inizia così l’approccio di Gigli con la moda, parallelamente alla stagione da traveller, che lo trascina fino a New York. E’ qui che nel ’78, nell’atelier Dimitri, viene invitato a creare la sua prima collezione. “Pensavo a come avrei voluto vestire le mie amiche" -racconta- "ma non sapevo disegnare, né avevo capacità tecniche di sartoria, così presentai in passerella donne avvolte da sari coloratissimi, con grosse calze di lana, scarpe basse…Uno choc per il periodo. E subito una grande notorietà. In Italia mi chiesero di fare il consulente. Accettai, fu una sfida per capire tecnicamente come si lavora”. Per due anni, grazie all’attività di consulente, Gigli impara la forma e la tecnica sartoriale. All’inizio i suoi progetti sono bidimensionali (l’influenza orientale è parte integrante e si vede). Lo definiscono il “minimalista”. Un innovatore, che nel 1984 sfida la fissità di un universo-moda popolato da donne manager, tutte carriera e tailleur, e manda in passerella fragili ed eteree icone pre-raffaellite dai capelli rosso tiziano, scalze, infischiandosene del mood che i big degli anni ‘80 portavano avanti. Più tardi approda alla tridimensionalità. Arriva il decoro, fatto di opulenza dinamica, e le collezioni “massimaliste”. “Da allora non mi sono più fermato." –dice- "I progetti hanno preso il sopravvento.” E che Romeo Gigli sia un’esplosione vulcanica di idee, lo s’intuisce mettendo piede nel suo stesso sito:
www.romeogigli.it “A man who travels, runs, flies, in search…” recita la schermata iniziale. Un uomo che corre, ipnotizzato dal richiamo della vita. Alla continua ricerca. Di se stesso, di nuove ed incredibili idee.