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Erzsébet Báthory, la Contessa Sanguinaria

Sadica, crudele, spietata, psicopatica: la storia della più terrificante serial killer mai esistita

contessa dracula
da Wikipedia.it

Al suo cospetto Jack lo Squartatore impallidirebbe, e Sweeney Todd non sarebbe altro che un principiante. La storia di Erzsébet Báthory, anche nota come Elizabeth è non solo agghiacciante, ma condita di sadismo, di crudeltà, di dettagli macabri, di orrore ripetuto all’infinito. La sua è la storia di una delle più grandi serial killer del mondo e di una delle assassine più feroci, tanto da conquistarsi il soprannome di Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria, a casusa della sua sadica passione: fare il bagno nel sangue delle sue vittime.

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Ma partiamo dal principio, dai boschi e le montagne disseminati tra Ungheria e Slovacchia, nella seconda metà del 1500. Nata in una famiglia aristocratica ungherese in cui la consanguineità tra coniugi aveva provocato diverse patologie, la piccola Erzsébet assistette sin da piccola alle indicibili torture che venivano inflitte ai collaborazionisti dei turchi, o ai turchi stessi, durante la lunga guerra contro l’Impero Ottomano. La sua biografia è costellata di esibizioni macabre, amputazioni e torture a cui assisteva ancora bambina. Agli shock subiti, si unì la costrizione di unirsi in matrimonio a soli 15 anni (fidanzandosi già ad 11 anni) a Ferenc Nádasdy, altro membro dell’aristocrazia di cui i documenti storici riportano la crudeltà in battaglia, la predisposizione alla tortura dei prigionieri ma anche dei semplici servi, nonché l’uso della violenza sessuale sulla giovane moglie.

Con questi presupposti, Erzsébet difficilmente sarebbe potuta crescere sana di mente. E difatti cominciò ad affiancare il marito nell’infliggere pene e punizioni corporali a servi e ancelle, e quando egli partì per la guerra lasciandola padrona incontrastata del castello di Cachtice (Slovacchia) il suo sadismo si scatenò. Si narra di fanciulle lasciate ad assiderare, di macchine per la tortura da lei coniate, di amputazioni eseguite solo per puro gusto del macabro, di mani bruciate con olio bollente, di punture ripetute di api. Ma fu quando si convinse che il sangue delle giovani vergini poteva far ringiovanire la sua pelle che accadde il finimondo: il castello divenne un vero e proprio centro di tortura, dove le ragazze venivano sequestrate, torturate, dissanguate perché il loro sangue venisse raccolto.

La contessa poteva così fare le sue abluzioni di bellezza in tinozze riempite in seguito agli sgozzamenti più truci. Fu quando cominciarono a sparire ragazze della nobiltà che le autorità vennero avvisate, e le indagini durarono giusto il tempo di recarsi al castello: qui vennero rinvenute le camere delle torture, i cadaveri mutilati, addirittura si dice che la contessa fu colta in flagrante. Erzsébet Báthory venne imprigionata e murata in una stanza della sua dimora, nella quale dopo 4 anni si lasciò morire di fame. Il suo diario conta 650 nomi di ragazze che lei aveva meticolosamente annotato, ma gli storici ritengono che il numero di vittime si aggiri tra le 100 e le 300.