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I volti dell’Eritrea

courtesy of ©Ministero del Turismo di Eritrea

I volti dell’Eritrea

I volti dell’Eritrea

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Mercati dai colori sgargianti e dal profumo di mille spezie, abili Nakuda che solcano il mare su sambuchi silenziosi e slanciati, uomini del deserto, luci e sapori d’Africa, il rito del caffè con la tipica “Djebena”… Questa è l’Eritrea, la grande sopresa della BIT 2004.

La parola “Eritrea” è di origine greca e significa “Rosso”, come il nome del “suo” mare così vitale e prodigo per il paese. Un rapporto simbiotico vivo da secoli. Le azzurre profondità celano relitti subacquei, alcuni dei quali sono visitabili con immersioni guidate, al largo delle isole Dahlak, un altro gioiello dell’Eritea. Un arcipelago di 350 isole che accoglie più di 1000 specie differenti di pesci esotici in un mare limpido con spiagge incantevoli.

Situata sulla costa Africana a nordest, l’Eritrea ha un lungo confine sul Mar Rosso e proprio questa zona costiera del paese è uno dei segreti turistici più affascinanti da scoprire. Le acque eritree sono un acquario tropicale di incredibile varietà e bellezza, un angolo di mondo ancora sconosciuto al turismo di massa, totalmente incontaminato.

La zona costiera comprende anche la Depressione della Dancalia, un’area desertica, uno dei posti più inospitali e caldi sulla terra ma intriso di un fascino difficilmente comprensibile. Le temperature superano i 50 °C, il paesaggio è dominato da promontori, vulcani, crateri e paesaggi lunari. Qui vivono popolazioni dedite al nomadismo come l’etnia Afar. Gente strana, imperscrutabile che vive allevando capre e dromedari, indossa amuleti contenenti erbe e versetti del Corano che proteggono dagli spiriti maligni. Badda, villaggio Afar, è posto a 500 metri sotto il livello del mare.

L’Eritrea è un paese di sensazioni riappacificanti, come solo un popolo che ha patito una guerra lunga 30 anni può trasmettere. Mercati dai colori sgargianti al profumo di mille spezie, abili Nakuda che solcano il mare su sambuchi silenziosi e slanciati, uomini del deserto, ultimi nomadi della terra, luci e sapori d’Africa, il rito del caffè con la tipica “Djebena”, in più ben nove etnie diverse e quattro religioni fanno di questo angolo autentico dell’Africa un’antologia vivente di storie umane che lasciano il segno. Afar, Bilen, Hedareb, Kunama, Nara, Rashaida, Saho, Tigre, Tigrini sono l’anima dell’Eritrea, composta da volti bruciati dal sole, da canti e danze energiche, strofe che sanno di vento e libertà come la moderna “We are united in our wishes”, canzone simbolo per il paese, che riecheggia i lunghi anni di conflitto bellico con l’Etiopia.

Nei grandi centri quali la capitale Asmara e Massawa, la classe dirigente è composta prevalentemente dall’etnia dei Tigrini, la più numerosa, circa il 50% dell’intera popolazione. Probabili discendenti dell’antico regno di saba, i Tigrini hanno preso parte alla lotta contro gli Etiopi per la liberazione del paese, diventando Eroi caduti in nome della loro patria. La loro “presenza” nella capitale contribuisce senz’altro al vanto che fa di Asmara la città più bella dell’Africa, un un museo all’aria aperta di stampo coloniale, un lungo abbraccio multietnico, col sorriso sulle labbra.

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