Black out artico
16/07/2003
Black out artico
Black Diamond
Dopo le lunghe e luminose giornate dominate dal Sole, visibile per tutte le ventiquattro ore alto nel cielo, il freddo Nord si prepara a tuffarsi come ogni anno nella gelida notte artica.
A nord del Circolo Polare Artico (66° 23' di latitudine), dal 18 novembre il disco solare si manterrà permanentemente sotto l'orizzonte, conferendo al cielo diurno una luminosità diafana e crepuscolare, dovuta alla diffusione dei raggi solari nell'atmosfera e non all'illuminazione diretta. Si verificherà la situazione osservabile subito dopo il tramonto alle nostre latitudini, quando il Sole è ormai scomparso dalla nostra vista ma la sua luce riesce ancora a diffondersi, velata, nel cielo. Per i fortunati viaggiatori diretti al nord sarà come osservare un crepuscolo 24 ore su 24.
La durata e le date che segnano l'inizio e la fine della notte artica dipendono dalla latitudine a cui ci si trova: a Capo Nord ( 71° 2'), il punto più settentrionale del continente europeo, il buio artico termina il 24 gennaio, per una durata totale di 68 giorni (o notti, fate voi…). Muovendosi verso sud si osserva come la durata della notte polare diminuisca. A Tromsø in Norvegia (69° 7' di latitudine) il buio inizia il 25 novembre e finisce il 17 gennaio, per una durata totale di 54 giorni, mentre a Bodø (67° 3') l'inizio dell'oscurità è atteso dal 14 dicembre al 28 dicembre, per soli 15 giorni di buio.
La notte polare termina quando il Sole riprende gradatamente il suo percorso nel cielo diurno, facendo prima timidamente capolino per poche ore durante il giorno, fino ad alzarsi sempre di più sull'orizzonte per non tramontare mai in piena estate, dando così luogo al noto fenomeno del "Sole a Mezzanotte". La notte polare non è solo uno spettacolare fenomeno astronomico, ma anche un'ottima occasione per osservare le aurore boreali . Queste derivano dall'interazione tra il Vento Solare, un flusso di ioni proiettato nello spazio dalla nostra stella in conseguenza di una sua eccezionale attività, e il campo magnetico terrestre.
Per quale motivo il Sole illumina i circoli polari della terra alternando luce e buio a cadenza semestrale e non giornaliera? Il fenomeno è dovuto all'inclinazione che l'asse terrestre presenta rispetto al piano di rivoluzione della Terra intorno al Sole.
Possiamo capirlo meglio facendo un semplice esperimento: segniamo con una penna una serie di circoli sulla buccia di un'arancia. Ora, infilzandola con una matita lungo il suo asse minore (l'arancia, come la Terra, non è una sfera perfetta, ma è schiacciata ai poli), facciamola ruotare alla luce di una lampadina. Con una sufficiente approssimazione possiamo vedere che, variando l'inclinazione dell'asse, è possibile far ruotare l'arancia (la Terra), mantenendo l'area racchiusa nel circolo più settentrionale in ombra. Ecco la notte polare sulla buccia di un'arancia!
Una notte lunga due mesi crea condizioni particolarmente difficili per le forme di vita che trovano il loro ambiente ideale a nord del Circolo Polare Artico. Una oscurità così prolungata, con l'assenza continua di luce solare diretta, impedisce alla fotosintesi di avvenire in quegli organismi che la utilizzano come fonte di energia.
E la bassissima temperatura presente in questo ambiente impedisce al suolo di "scongelarsi", al punto che gli viene dato un nome particolare, il permafrost. Di conseguenza le conifere, che dominano la penisola scandinava, cedono il passo alla tundra, composta da nevi perenni, muschi, licheni e rarissime piante erbose a fiore. I licheni, organismi simbionti costituiti dall'associazione di un fungo con un'alga, sono gli unici a spingersi verso nord, colonizzando il deserto artico. Il ciclo vitale di alcune specie di vegetali che riescono a sopravvivere in condizioni così restrittive è caratterizzato da una durata irregolare, con la preparazione di fiori e frutti che si può protrarre per svariati anni in attesa della stagione favorevole.
In questo ambiente anche la fauna terrestre presenta una bassa varietà, espressa da una catena alimentare molto semplificata, con un grande carnivoro, l'orso polare, che preda altri mammiferi, come le foche, in grado di trarre il loro nutrimento dal mare. Infatti è il mare il motore che riesce a mantenere in funzione il meccanismo della catena alimentare in un ambiente così ostile, con una vita vegetale terrestre così povera. La notte polare condiziona il ciclo vitale anche degli animali, costringendo i mammiferi a lunghi letarghi, in attesa della stagione favorevole.
L'ingresso dell'uomo in questo ambiente ha notevolmente stravolto i fragili equilibri ecologici in esso presenti: gli orsi polari ed altri carnivori non disdegnano di spingersi verso Sud, dove la presenza dell'uomo rende più facile il reperimento di cibo, mentre qualsiasi intervento umano in quest'area, data la lentezza di rigenerazione dell'ecosistema artico, resta evidente per decenni.
A nord del Circolo Polare Artico (66° 23' di latitudine), dal 18 novembre il disco solare si manterrà permanentemente sotto l'orizzonte, conferendo al cielo diurno una luminosità diafana e crepuscolare, dovuta alla diffusione dei raggi solari nell'atmosfera e non all'illuminazione diretta. Si verificherà la situazione osservabile subito dopo il tramonto alle nostre latitudini, quando il Sole è ormai scomparso dalla nostra vista ma la sua luce riesce ancora a diffondersi, velata, nel cielo. Per i fortunati viaggiatori diretti al nord sarà come osservare un crepuscolo 24 ore su 24.
La durata e le date che segnano l'inizio e la fine della notte artica dipendono dalla latitudine a cui ci si trova: a Capo Nord ( 71° 2'), il punto più settentrionale del continente europeo, il buio artico termina il 24 gennaio, per una durata totale di 68 giorni (o notti, fate voi…). Muovendosi verso sud si osserva come la durata della notte polare diminuisca. A Tromsø in Norvegia (69° 7' di latitudine) il buio inizia il 25 novembre e finisce il 17 gennaio, per una durata totale di 54 giorni, mentre a Bodø (67° 3') l'inizio dell'oscurità è atteso dal 14 dicembre al 28 dicembre, per soli 15 giorni di buio.
La notte polare termina quando il Sole riprende gradatamente il suo percorso nel cielo diurno, facendo prima timidamente capolino per poche ore durante il giorno, fino ad alzarsi sempre di più sull'orizzonte per non tramontare mai in piena estate, dando così luogo al noto fenomeno del "Sole a Mezzanotte". La notte polare non è solo uno spettacolare fenomeno astronomico, ma anche un'ottima occasione per osservare le aurore boreali . Queste derivano dall'interazione tra il Vento Solare, un flusso di ioni proiettato nello spazio dalla nostra stella in conseguenza di una sua eccezionale attività, e il campo magnetico terrestre.
Per quale motivo il Sole illumina i circoli polari della terra alternando luce e buio a cadenza semestrale e non giornaliera? Il fenomeno è dovuto all'inclinazione che l'asse terrestre presenta rispetto al piano di rivoluzione della Terra intorno al Sole.
Possiamo capirlo meglio facendo un semplice esperimento: segniamo con una penna una serie di circoli sulla buccia di un'arancia. Ora, infilzandola con una matita lungo il suo asse minore (l'arancia, come la Terra, non è una sfera perfetta, ma è schiacciata ai poli), facciamola ruotare alla luce di una lampadina. Con una sufficiente approssimazione possiamo vedere che, variando l'inclinazione dell'asse, è possibile far ruotare l'arancia (la Terra), mantenendo l'area racchiusa nel circolo più settentrionale in ombra. Ecco la notte polare sulla buccia di un'arancia!
Una notte lunga due mesi crea condizioni particolarmente difficili per le forme di vita che trovano il loro ambiente ideale a nord del Circolo Polare Artico. Una oscurità così prolungata, con l'assenza continua di luce solare diretta, impedisce alla fotosintesi di avvenire in quegli organismi che la utilizzano come fonte di energia.
E la bassissima temperatura presente in questo ambiente impedisce al suolo di "scongelarsi", al punto che gli viene dato un nome particolare, il permafrost. Di conseguenza le conifere, che dominano la penisola scandinava, cedono il passo alla tundra, composta da nevi perenni, muschi, licheni e rarissime piante erbose a fiore. I licheni, organismi simbionti costituiti dall'associazione di un fungo con un'alga, sono gli unici a spingersi verso nord, colonizzando il deserto artico. Il ciclo vitale di alcune specie di vegetali che riescono a sopravvivere in condizioni così restrittive è caratterizzato da una durata irregolare, con la preparazione di fiori e frutti che si può protrarre per svariati anni in attesa della stagione favorevole.
In questo ambiente anche la fauna terrestre presenta una bassa varietà, espressa da una catena alimentare molto semplificata, con un grande carnivoro, l'orso polare, che preda altri mammiferi, come le foche, in grado di trarre il loro nutrimento dal mare. Infatti è il mare il motore che riesce a mantenere in funzione il meccanismo della catena alimentare in un ambiente così ostile, con una vita vegetale terrestre così povera. La notte polare condiziona il ciclo vitale anche degli animali, costringendo i mammiferi a lunghi letarghi, in attesa della stagione favorevole.
L'ingresso dell'uomo in questo ambiente ha notevolmente stravolto i fragili equilibri ecologici in esso presenti: gli orsi polari ed altri carnivori non disdegnano di spingersi verso Sud, dove la presenza dell'uomo rende più facile il reperimento di cibo, mentre qualsiasi intervento umano in quest'area, data la lentezza di rigenerazione dell'ecosistema artico, resta evidente per decenni.