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Marzia: "curando e viaggiando ho imparato molto"
Marzia: "curando e viaggiando ho imparato molto"
Filippo Golia - 03/04/2001
Marzia Corini è una giovane anestesista italiana. Dopo numerosi viaggi si è fermata a vivere in Australia. "Ma solo per il momento - dice - non so ancora cosa voglio fare dopo". E' innammorata della medicina aborigena.
Da lei ci siamo fatti raccontare una vita girovaga e impegnata, tra Africa, Sri Lanka e Timor.
Come è cominciata la sua avventura?
“All’inizio ho lavorato per un’associazione americana che spedisce medicinali in tutto il mondo. Ho cominciato a lavorare in Africa, precisamente nello Zimbabwe e nello Zambia, per tre anni di fila, durante le vacanze. Mi pagavano solo il viaggio, per il resto dovevo vedermela da sola.”
Fu una sua idea?
“Fu il mio capo nella scuola di specializzazione che mi mise in contatto con un chirurgo, caldeggiando la mia presenza nella missione."
Raggiunse subito il suo obiettivo?
“No, per un paio d’anni avevo assillato tutti chiedendo di poter lavorare con le associazioni umanitarie. All’inizio non sai mai bene come orientarti in questo mondo. Io andavo un po’ alla cieca, chiedendo e informandomi e non capivo bene che direzione prendere, specialmente partendo dall’Italia che non è un paese particolarmente sensibile da questo punto di vista."
"Medicin sans frontières" è di orgine francese…
“Sì, in Italia c’è un piccolo ufficio che funziona per il reclutamento delle persone che contattano gli uffici operativi in Francia, Belgio e Olanda. Non ci sono missioni sponsorizate da Msf Italia, perché si tratta di un ufficio troppo piccolo.”
Ma se oggi un medico italiano volesse iniziare un’attività con Msf, sarebbe sufficiente fare una telefonata a Msf Italia come punto di partenza?
“Quando cinque anni fa io contattai per la prima volta Msf scrissi una lettera e acclusi il mio curriculum ma non ottenni risposta. Fu necessario un secondo contatto, che è avvenuto l’anno scorso, e mi hanno risposto immediatamente. Credo che ora il meccanismo sia molto efficiente. C’è una persona addetta al reclutamento, che vaglia tutti i curriculum che gli pervengono. Penso che per iniziare sia sufficiente un approccio telefonico."
Come furono gli inizi come medico volontario in Africa?
“Da una parte fu un sogno che si realizzava. Anche soltanto atterrare in Africa era quello che avevo desiderato fin da bambina. Da un punto di vista professionale è stata un’esperienza traumatica perché per la prima volta ho dovuto cavarmela da sola, con poco materiale a disposizione. Prima di partire ci si prepara. Ma quando ti ritrovi in mezzo al nulla, con niente a disposizione, tutto quello che hai imparato non ti serve a molto.”
Come si lavorava?
“Non si avevano orari, trattandosi di volontariato, ma si cercava di fare il più possibile. La cosa incredibile in questi posti è che alla fine la tua specializzazione si allarga a macchia d’olio. A tempo perso si fa anche il medico generico. In certe condizioni non c’è più distinzione tra anestesista o chirurgo. Per quanto tu sia bravo nella tua specializzazione ti ritrovi davanti a banalità che costituiscono problemi quasi insormontabili, e anche sapendo tutto sulle anestesie scopri presto di non cavartela molto bene con una tonsillite. Almeno all’inizio è così: ci si misura con i propri limiti. Si rinuncia alle grandi risorse tecnologiche."
Cosa le è rimasto dei viaggi in Zambia e Zimbabwe, al di là dell’esperienza medica?
"In Africa puoi stare ore e ore seduto sul ciglio di una strada senza sentire nessuna irrequietezza. In Zambia ho anche molti amici, spesso persone che all’inizio erano diffidenti nei miei confronti. Gli abitanti locali arrivano dai medici come all’ultima spiaggia, dopo essere passati attraverso una trafila di guaritori e stregoni. Arrivano molto spaventati. I bambini erano terrorizzati. Alcuni non avevano mi visto un uomo bianco e pensavano che noi fossimo malati."
Dove altro è stata per Medici Senza frontiere?
"In Sri Lanka e a Timor Est."
Con quanto anticipo viene convocata di solito?
“Venti giorni per lo Sri Lanka. Per Timor Est ho avuto una telefonata la sera prima”
E come ci si prepara la sera prima?
“Si fanno tremila cose in dieci minuti. Si cerca un volo. Normalmente lo procura Msf. Ma io non partivo dall’Italia, bensì da Alice Springs, nel mezzo del deserto australiano e tutte le persone che vogliono andare via da qui devono partire in aereo. Quindi mi è sembrato giusto darmi da fare in prima persona. Poi all’arrivo si viene presi in consegna da Msf.”
Situazioni di pericolo?
“In Sri Lanka c’era la guerra. E la nostra casa si trovava a cinque chilometri dal fronte. Bombardavano continuamente e le bombe arrivavano anche vicino. Ma la sensazione di paura era lontana, anche se non saprei spiegarne il motivo.”
Si può continuare a lungo a vivere così?
“E' una vita stressante.”
Ora cosa fa?
“Quando mi trovavo in Sri Lanka una ginecologa australiana invischiata nella medicina degli aborigeni mi ha parlato dell’Australia in modo così entusuiasta che mi è venuta voglia di partire di nuovo. E qui sono entrata in contatto con gli aborigeni. La loro è una medicina che mi ha affascinato molto: una cultura distante migliaia di anni dalla nostra. Secondo me abbiamo moltissimo da imparare da una cultura così antica. E la loro medicina ha dei fondamenti seri: usano molto le erbe e le piante, spesso con risultati strabilianti.”
E se chiama Msf?
“Pronta a partire.”
Per chi volesse contattare Msf in italia, l’indirizzo è:
MEDICI SENZA FRONTIERE
Via Volturno 58
00185 Rome
ITALY
Tel:+39 06 44.86.921
Fax:+39 06 44.86.92.20
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