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L'altro Marocco
L'altro Marocco
Cecilia Martino - 04/04/2003
Ci sono luoghi che si distinguono dagli altri in base al modo in cui ci si appresta a visitarli. Il Marocco è uno di questi.
L'avventura può cominciare o finire a Marrakech. Che sia un punto di partenza o di arrivo, la "città rossa" va vissuta. Sì vissuta non vista, perché da vedere, artisticamente parlando, non c'è gran chè. Certo è che l'antica capitale imperiale della dinastia degli Almoravide non ha bisogno di architetture monumentali per attirare su di sé milioni di occidentali, per lo più beautiful people tra stilisti, artisti e star internazionali, che si sono letteralmente stanziati nei più bei raid marrakchi. Quale sia esattamente il fascino conturbante di questa città non ha modo di esprimersi a parole.
Dire che il centro geografico di Marrakech custodisce la Medina più affascinante dell'intero Marocco non ha abbastanza vigore. Cambierà radicalmente il senso di questa definizione, trascorrere anche pochi minuti (che diventeranno fatalmente ore) dentro quel catino della provocazione e della pantomima noto al mondo col nome di Jemaa el-Fna. Giocolieri, saltimbanchi, narratori e filosofi, acrobati, artisti itineranti dispensatori di sogni, profezie e anatemi, negromanti e cerimonieri, irradiano energia da tutti gli angoli della piazza e, soprattutto, si fanno vedere. Chi vende henné, chi la felicità sotto forma di un curioso talismano, mentre i serpenti danzano sinuosi al suono di un incantatore, qualcun altro raggiunge la trance e la promette al miglior acquirente. In una orgiastica esibizione collettiva, l'anima del Marocco si scompone e ricompone tra questi banchi asimmetrici, nel chiacchiericcio incomprensibile di una lingua sconosciuta, nel suolo di un palcoscenico color ocra dove si esibiscono creativi ed artisti in cerca di pubblico. Si può scegliere di essere spettatori o protagonisti ed ecco che, di nuovo, la prospettiva del viaggio muterà profondamente. Non stupisce che l'Unesco nel maggio 2001 abbia coniato l'inedito concetto di "patrimonio immateriale" per poter inserire l'anima della Medina tra i capolavori mondiali. Un'anima che vive di pura oralità, e che di questo ridondante tam tam tribale ha fatto la sua forza, la sua tradizione, la sua fede.
E questo è solo l'inizio. Si può trascorrere la notte in un riad o nelle tende dei beduini tra le dune del deserto di Merzouga. Si può decidere di avventurarsi in un Marocco profondamente diverso, sconosciuto, a sud di Marrakech, solitamente considerata come il punto più meridionale del Marocco turistico. E lasciandosi alle spalle la frenesia modaiola della capitale, rinchiudersi in qualche ksur, negli isolati villaggi berberi arroccati sulle pendici dell'Atlante.
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