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Domenica 1 agosto 2010

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Una discesa sul Mekong

di Giorgia Bernoni -

05/03/2004

Una discesa sul Mekong

Mekong
courtesy of ©Giorgia Bernoni

Dalla Tailandia c’è un modo molto suggestivo per arrivare in Laos: la navigazione sulle armoniose anse del placido e denso Mekong. Ci si imbarca a Chang Kong, villaggio di frontiera che come tale possiede tutte le caratteristiche di un luogo-non luogo con gli abitanti che si guadagnano da vivere affittando stanze per una notte, per attraccare due giorni dopo nella mite e coloniale Luang Prabang, posizionata parecchi chilometri più a nord della capitale Vientiane. Dopo aver sbrigato le formalità burocratiche per l’accesso nel Laos l’universo di questa piccola nazione è pronta ad accogliervi.

La navigazione si svolge su un battello traballante e rumoroso destinato un tempo all’esclusivo trasporto di merci. Negli ultimi anni insieme alle mercanzie l’imbarcazione trasporta anche e soprattutto farang; così vengono definiti dagli abitanti del luogo i turisti, parola che significa ironicamente “frutto insapore”. Si viaggia ammassati tra un asse di legno e l’altro, cercando ogni tanto di allungare una gamba per sgranchirsi un po’ e distraendosi sbirciando le copertine dei libri che vengono letti dai viaggiatori. Se inizialmente a prevalere è un sentimento di imbarazzato stupore per le modalità inaspettate con cui sarà condotta la traversata, con il passare del tempo l’udito si abitua al rumore, le calzature vengono abbandonate e ci si rilassa beatamente dimenticandosi delle frenetiche abitudini che regolano il normale succedersi del tempo.

Se ci si vuole concedere un diversivo niente di meglio dell’inerpicarsi attraverso le aperture laterali della barca per montare sul tetto e riempire gli occhi di luminosità e il respiro di aria inebriante. Il paesaggio è decisamente suggestivo: giungla intricata e paludale da un lato, montagne verdissime e rigogliose dall’altro, insenature nascoste dalle quali spunta saltuariamente il tetto della capanna di qualche disparato villaggio di pescatori. La slow boat si avvicina al piccolo insediamento e il capitano raccoglie le provviste che serviranno a sfamare lui e la sua giovane famiglia, tutti imbarcati e in attesa paziente dell’arrivo. Sulla tettoia ci si sdraia per abbronzarsi e per stupirsi della veloce alternanza climatica che fa succedere rapidamente il sole alla pioggia.

Il pernottamento che intervalla i due giorni di navigazione avviene a Pak Bang, un piccolo villaggio sulle rive del Mekong completamente attorniato dalla giungla. Al momento della discesa inevitabile l’assalto da parte degli abitanti più giovani che per pochi soldi si offrono di portare zaini stracolmi su per la discesa che dall’attracco conduce alla via principale del villaggio. Poco dopo sopraggiunge il tramonto e il buio scende sulle poche abitazioni. Il generatore elettrico rimane attivo solo per poche ore poi sarà solo la luce delle candele ad illuminare gli interni. Il mattino successivo si riparte viaggiando sulla stessa imbarcazione che entro la giornata lascerà tutto il suo contenuto sulla banchina della splendida Luang Prabang.

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