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Camosciara, riserva integrale
Camosciara, riserva integrale
Andrea Tinari - 04/03/2002
La lingua di asfalto lunga che portava dalla statale alla cascata della Camosciara è stata bandita alle automobili, rendendo più difficile arrivare sotto alle cascate.
Prendendo il sentiero principale, l’F2, una vallata ampia da tutti i lati mostra le sue sinuosità raffinate e vellutate: sono faggeti e pini, le cime aspre e rocciose, di color grigio ed argentato, mostrano la strada da seguire. Come ai piedi di un monumento antico deposto da antichi visitatori, alle pendici della catena montuosa carsica delle Mainarde, la Camosciara non è ancora visibile...
Il primo messaggero a farci visita è il silenzio, totale e il secondo è il gorgogliare delle acque dei ruscelli, prima lontano ed indefinito, poi vicino ma multi direzionale. Ai bordi del corso d’acqua vegeta il farfaccio, una pianta con foglie molto grandi che una volta i pescatori usavano per aromatizzare le trote appena pescate. Un tempo si pescava infatti liberamente nei ruscelli della Camosciara, mentre ora non più.
Arriviamo alla fine allo scoperto: si mostra ai nostri occhi stupefatti il grande anfiteatro rupestre della Camosciara, territorio ideale e privilegiato dei camosci del parco, una volta accessibile, ora riserva integrale.
Al bivio da dove nascono i due sentieri principali il suono dominante è un grande fruscio proveniente da tutte le direzioni di cascate nascoste dagli alberi. Occorre scegliere obbligatoriamente tra due vie per la risalita: quella a sinistra è più abbordabile, il sentiero è praticabile e costeggia i rivoli dorati del torrente principale. Sulla destra invece, attraverso un fitto bosco di alberi ad alto fusto, un sentiero percorso da lunghe radici di rami ci invita a salire per un passaggio molto più ripido, da camminatori navigati.
In un’ora si giunge alla cime: il corso del torrente diviene sotterraneo, l’acqua scompare di fronte ad una parete di roccia. Il sentiero G4 invece continua, per terminare di fronte alla porta chiusa del rifugio Belvedere della Liscia. Una lapide posta tra gli alberi merita di essere raccontata: è posta alla memoria di un ragazzotto coraggioso, amante della montagna e della Camosciara: scampato alla morte come partigiano sui monti della Marsica molte volte, scalò per l’ultima volta appena le vette della Camosciara in un giorno di pioggia poco dopo la fine della guerra.
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