Castel Grumello, la saga rivive
21/11/2001
Castel Grumello, la saga rivive
Valtellina
couertesy of©FAI
Punta estrema della Lombardia, la Valtellina offre un ambiente naturale incontaminato, con paesaggi alpini di grande suggestione in cui sono incastonati antichi borghi, torri, campanili e silenziose testimonianze delle dominazioni medievali. Tra queste Castel Grumello, eretto presso Montagna in Valtellina, in provincia di Sondrio.
Nel Trecento dal comasco Corrado de Piro, in fuga da Milano per le sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini.
Dopo due anni di accurati restauri, il Fondo Ambiente Italiano (FAI) ha restituito al pubblico un edificio di grande valore storico e inconfutabile bellezza. Situato in terra di confine, soggetta a frequenti invasioni, l’imponente maniero è stato nei secoli al centro di alterne vicende, per venire poi distrutto per mano dei Grigioni nel 1526.
Denominata Castel Grumello per il dosso roccioso sul quale fu costruita, la fortezza seduce il visitatore con il fascino romantico dei suoi ruderi che raccontano storie d’armi, d’onore e di potere. Gli scavi condotti tra i due fortilizi che lo compongono hanno portato alla luce dei locali in muratura probabilmente destinati ad accogliere le truppe militari, con vasche per l’acqua, pavimenti di calce e scale scolpite nella pietra.
Sotto una coltre erbosa che nascondeva l’antica “piazza d’armi” sono stati rinvenuti frammenti d’intonaci e di vasellame, un guanto e un pezzo di giubbotto in maglia di ferro, la rotella di uno sperone e un bottone di abito talare. All’interno, eliminando la vegetazione che nel tempo si era fatta largo tra i ruderi fino ad avvolgerli completamente, è stata resa di nuovo agibile la sala caminata, testimonianza dei modi e degli usi della vita castellana di un tempo: un grande locale che può essere utilizzato per mostre, iniziative di carattere culturale o gastronomico.
All’esterno è stato ricostruito l’accesso originario al castello, tenendo conto della necessità di integrazione con il paesaggio tipico della Valtellina. Così, lungo il tracciato dell’antico sentiero, un percorso a gradoni si inerpica sul lato nord del poggio verso la torre principale snodandosi tra rocce, rovi, biancospini, noccioli, viti e fichi d’India.
Alle pendici dell’altura si trovano le vestigia della seicentesca chiesa di S. Antonio e la piccola abside dell’oratorio di S. Rocco, in una posizione privilegiata da cui si gode una magnifica vista sul versante orobico, dal monte Legnone al passo dell’Aprica, fino al massiccio dell’Adamello.
A fianco del castello, ricavato da una vecchia casa contadina, un ristorante (tel. 0342/380994) offre agli ospiti i piatti tipici valtellinesi: la bresaola, la polenta taragna, i pizzoccheri e altri ancora, accompagnati dal pregiato vino di Grumello, prodotto nei vigneti terrazzati che crescono tra le rocce.
La visita di Castel Grumello è consentita soltanto il sabato e la domenica, mentre nei giorni feriali è richiesta la prenotazione. Per informazioni, si può contattare il FAI di Montagna in Valtellina (tel: 0342/380994) o la sede milanese (tel: 02/4676151 - fax 02/48193631).
Nel Trecento dal comasco Corrado de Piro, in fuga da Milano per le sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini.
Dopo due anni di accurati restauri, il Fondo Ambiente Italiano (FAI) ha restituito al pubblico un edificio di grande valore storico e inconfutabile bellezza. Situato in terra di confine, soggetta a frequenti invasioni, l’imponente maniero è stato nei secoli al centro di alterne vicende, per venire poi distrutto per mano dei Grigioni nel 1526.
Denominata Castel Grumello per il dosso roccioso sul quale fu costruita, la fortezza seduce il visitatore con il fascino romantico dei suoi ruderi che raccontano storie d’armi, d’onore e di potere. Gli scavi condotti tra i due fortilizi che lo compongono hanno portato alla luce dei locali in muratura probabilmente destinati ad accogliere le truppe militari, con vasche per l’acqua, pavimenti di calce e scale scolpite nella pietra.
Sotto una coltre erbosa che nascondeva l’antica “piazza d’armi” sono stati rinvenuti frammenti d’intonaci e di vasellame, un guanto e un pezzo di giubbotto in maglia di ferro, la rotella di uno sperone e un bottone di abito talare. All’interno, eliminando la vegetazione che nel tempo si era fatta largo tra i ruderi fino ad avvolgerli completamente, è stata resa di nuovo agibile la sala caminata, testimonianza dei modi e degli usi della vita castellana di un tempo: un grande locale che può essere utilizzato per mostre, iniziative di carattere culturale o gastronomico.
All’esterno è stato ricostruito l’accesso originario al castello, tenendo conto della necessità di integrazione con il paesaggio tipico della Valtellina. Così, lungo il tracciato dell’antico sentiero, un percorso a gradoni si inerpica sul lato nord del poggio verso la torre principale snodandosi tra rocce, rovi, biancospini, noccioli, viti e fichi d’India.
Alle pendici dell’altura si trovano le vestigia della seicentesca chiesa di S. Antonio e la piccola abside dell’oratorio di S. Rocco, in una posizione privilegiata da cui si gode una magnifica vista sul versante orobico, dal monte Legnone al passo dell’Aprica, fino al massiccio dell’Adamello.
A fianco del castello, ricavato da una vecchia casa contadina, un ristorante (tel. 0342/380994) offre agli ospiti i piatti tipici valtellinesi: la bresaola, la polenta taragna, i pizzoccheri e altri ancora, accompagnati dal pregiato vino di Grumello, prodotto nei vigneti terrazzati che crescono tra le rocce.
La visita di Castel Grumello è consentita soltanto il sabato e la domenica, mentre nei giorni feriali è richiesta la prenotazione. Per informazioni, si può contattare il FAI di Montagna in Valtellina (tel: 0342/380994) o la sede milanese (tel: 02/4676151 - fax 02/48193631).