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Il piccolo grande mondo di Certaldo
Il piccolo grande mondo di Certaldo
Mariadele D'Amato - 16/11/2001
Spostarsi, sull'onda di emozioni e di ricordi, di parole che affiorano dai libri, di sensazioni. È questa la certezza con la quale partiamo, in vespa, alla volta di Certaldo, il paese natale di Giovanni Boccaccio.
Da Firenze è tutto un inerpicarsi sui crinali delle colline, una vista su vigneti, un odore di mosto. Il castello arroccato sulla collina, circondato da cipressi. La strada in terra battuta che conduce al borgo antico. Sali, scendi, sali. Un pausa, una volta ogni tanto, giusto per sgranchire le membra e godere della tiepida aria autunnale. Poi finalmente, Certaldo. Ma Che delusione: una piana di recente costruzione, case e palazzi anni Cinquanta. Dov'è il paese di cotto, la città medievale? Seguendo l'indicazione "Strada Panoramica", un giro largo, una breve salita che allontana dal centro ed … eccolo.
Da lontano la strada solitaria si snoda alla stessa altezza del paese, sul crinale, circondata da campi arati di fresco. Certaldo, rosso di cotto, arancio, bruno di legno antico. Un villaggio medievale in piena regola, cinto dalle mura, ma senza una piazza: un'unica larga via (nemmeno a dirlo via Boccaccio) che, con lo sviluppo edilizio trecentesco, è divenuta l'asse principale del borgo, il luogo di ritrovo e di commercio. Tutto intorno vicoli, orti e giardini al riparo dalle mura.
Le costruzioni sono in mattoni, alcuni con la torre medioevale, nei cortili i gruppi di anziani si ritrovano a chiacchierare, a lavorare a maglia, a guardare il passeggio. Sulla arteria del paese si affacciano le botteghe artigiane, il negozio di generi alimentari e di vini (questa è la zona di produzione del Chianti), il museo, la chiesa, il palazzo comunale.
In fondo a via Boccaccio, in posizione emergente rispetto al resto dell'abitato, il Palazzo del Vicario, originariamente la dimora dei Conti Alberti, che vi restarono fino al XIII secolo. Successivamente sede eletta dei podestà e dei vicari fiorentini, ha una facciata in mattoni rossi, sulla quale spiccano i gialli, gli azzurri ed i bianchi delle terrecotte della bottega dei Della Robbia. Sono gli stemmi delle famiglie che si sono succeduti nel governo del Borgo.
Ma è il ricordo di Boccaccio, che qui nacque e morì, a pervadere ogni spazio.
Strade, piazze, colli a lui dedicati. E qui c'è anche la sua casa natale, con torre e loggia, dove è assai dubbio che il celebre scrittore sia nato e vissuto. Vale comunque una visita il museo, anche se il palazzo non è quello originale (l'ultimo rifacimento risale al dopoguerra).
All'interno della Casa del poeta la Biblioteca Boccaccesca, che conserva tutte le traduzioni del Decamerone, in tutte le edizioni e in tutte le lingue, assieme agli studi filologici e letterari più aggiornati.
Accanto è la Torre dei Machiavelli, che Boccaccio nomina nel suo testamento. E un passo più in là la chiesa dei SS. Michele e Jacopo, all'interno della quale incontriamo di nuovo il nome dello scrittore. C'è il cenotafio che ricorda la tomba di Boccaccio, con un epitaffio di Coluccio Salutati: il luogo reale della sepoltura è incerto, secondo alcuni sarebbe segnalato da un mattone sul muro.
Nella chiesa spoglia ed austera, rischiarata solo da una Madonna in ceramica dei della Robbia, risalta una teca in vetro: è la Beata Giulia. Di lei non resta che un macabro scheletro vestito in porpora, ma Certaldo attribuisce proprio alla Beata la liberazione dai contagi e dalla peste. Una storia che incuriosisce, quella della Beata Giulia, che passò gran parte della sua vita "murata viva" in una stanzetta di questa chiesa. Si dice che furono proprio i certaldesi, colpiti dalla sua virtù, a fornirle il cibo attraverso una piccola finestrella e venerarla già prima della morte, che avvenne nel 1370, pochi anni prima di quella del Boccaccio.
Dentro la chiesa un esempio di vita radicale ed austera ma fuori il richiamo alla vita: nel bar a pochi passi dalla chiesa imperversa un gruppo di giovani, le cui dote canterine sono rese ancor più apprezzabili dalla buona dose di alcool ingollato. Ed il repertorio è vasto, dai canti di guerra, al "trottolino amoroso", al famoso Inno di Benigni.
Un indirizzo speciale è quello dell'Osteria del Vicario. Si trova a pochi passi dal palazzo dei Vicari, dentro il complesso di San Tommaso, nell'antica canonica. L'atmosfera rilassata, la cucina toscana e la vista splendida non faranno che aumentare il piacere della visita.
Ma la vita cittadina di Certaldo ha anche altri protagonisti: i gatti. Ce ne sono ovunque, sonnacchiosi sulle scale della chiesa, accovacciati pigri sui tetti, sdraiati sui muretti di recinzione, attenti indagatori del paesaggio che si affaccia sulla Valdelsa. Il colore dominante nero indica la presenza di una capostipite comune, di un qualche gatto dalle prodigiose virtù amatorie. Una stirpe di gatti a guardia del ricordo di Boccaccio
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