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Fiesta a San Firmin: il resoconto
Fiesta a San Firmin: il resoconto
Matteo Nucci - 08/07/2003
La fiesta era appena cominciata. Il primo encierro l'ho seguito alla curva che porta da Santo Domingo a Mercaderes e tutto è andato liscio. La verità è che si attende domani: El Juli, il matador...
"La tauromachia - mi raccontava una vecchia signora seduta al bar Iruňa - la studiano in tanti, ma poi che cosa importa? Qui siamo a San Firmin ed è tutta un'altra cosa. Da quando l'ha cantata Hemingway è inondata di turisti, americani soprattutto. I miei compaesani, a volte, si lamentano. Ma fingono. Lo sa quanti milioni di litri d'alcool vanno via ogni anno? E lo sa quanti soldi girano?" Eh sì, lo diceva già Hemingway che i prezzi raddoppiano in questa folle settimana. E lo dicono gli stessi cittadini. Non importa troppo... Cosa importa?. Insiste la vecchia signora: "Lo sa quante volte sono stata qui? Lei non immagina neppure. Ah! Se potessi raccontarle. Lo vede questo bar? Il bar di Hemingway, sì, ma anche il mio bar. Vedrà, domattina... Immagino che parteciperà all'encierro. Lo osservi bene. Ma se non ne sa nulla, è meglio che non corra. I tori, lei li conosce i tori?".
Era il sei pomeriggio. E la fiesta era appena cominciata. Il primo encierro l'ho seguito alla prima curva da Santo Domingo a Mercaderes e tutto è andato liscio. La corrida del primo pomeriggio, quella del sette, non è stata un granché. I cuscini volavano dagli spalti a rimarcare quello che i giornali hanno chiamato il 'tedio pomeridiano'. Chissà oggi. La verità è che si attende domani: El Juli, il giovane matador che si fa passare le corna a un centimetro dal ventre e bacia sulla fronte il toro prima di ucciderlo. Intanto, però, non si aspetta affatto. Il vino scivola leggero. La birra è un fluido costante. Si canta, si balla, si danza e si grida dalla mattina alla sera, alla notte, senza soluzione di continuità.
Ancora adesso, alle nove e mezza, mentre entro esausto in questo bar incredibilmente silenzioso, perché c'è solo Internet e non si beve nulla. Ancora adesso, fuori, il frastuono non accenna a diminuire. Donne di Pamplona cantano seguendo una banda di chissà quale tradizione. Inutile farsi troppe domande. Vorrei sapere che fine hanno fatto i gringos incornati, ma nessuno ne sa nulla e un incidente durante la fiesta non è che all'ordine del giorno. E' la sacra sfida dell'uomo all'animale. L'uomo che si muove leggero, femmineo, seducente, davanti alla forza della virilità.
Era istruttivo, poco fa, sentire le grida degli spagnoli nell'arena. Rinchiusi i tori, vengono liberate le vaquillas, vacche aggressive, madri dei toros bravos. Corna spuntate, molto più leggere, ma cattive eccome. Quando qualche turista senza passato vi si avventava contro era un mare di fischi. Improvvisamente la vaquilla ha strappato una bandiera australiana. La folla in delirio. Grandi applausi, fischi, risate. Il ragazzo se l'è presa, però. Insieme agli amici ha corso sulla vaquilla. L'arena si è rivoltata. Grida: "maricones, hijos de puta…". Uno spagnolo s'è avventato sul ragazzone e l'ha schiaffeggiato. Forse, il paradigma della fiesta.
Come il gioco del chiodo. Sulle strade affollate, lunghissimi chiodi da piantare per intero con tre sole martellate. A chi vince, una bottiglia di whisky. Osservavo gli energumeni ubriachi d'oltreoceano avventarsi senza esito. Verso le cinque di mattina, vedo un vecchio spagnolo ubriaco, ondeggiante tra tre donne molto più giovani anch'esse ubriache. S'avvicina al legno. Paga 3 Euro. Ride a chi gli sta intorno. Una martellata e il chiodo è quasi interamente infilato. Ride ancora. Con gentilezza dà un'altra bottarella. E' fatta. "Niente whisky però" dice. "Ho già bevuto troppo" aggiunge. Stringe la mano all'uomo e tra gli abbracci delle donne e di chi gli sta intorno se ne va lungo l'Estafeta.
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SAN FIRMIN
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