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    Un piccolo Paese dove stanno avvenendo grandi cambiamenti, soprattutto sul piano dei diritti civili: l’Uruguay

    Uruguay
    Brand X Pictures - Thinkstock

    Barrio Reus - Montevideo

Negli ultimi anni in America Latina si sta assistendo ad una serie di trasformazioni importanti sul piano della gestione economica e dei diritti civili, e in pole position tra gli stati che avanzano in questa direzione si piazza senza dubbio l’Uruguay, un piccolo Paese (geograficamente parlando) in cui stanno avvenendo grandi cose. L’Economist ha elogiato le politiche che l’Uruguay ha intrapreso sotto la spinta del presidente Jose Mujica, mirate a combattere la povertà e le mafie, e incentivare le libertà individuali, nominandolo ‘Paese dell’anno’ 2013.

Se date un’occhiata online noterete che l’Uruguay è soggetto di discussioni, articoli, forum e blog, in cui si disquisisce delle ragioni di Mujica, delle riforme, ma anche della possibilità, contemplata sempre da più persone, di andarci a vivere. Perché? Perché è un paese latino dove la cultura dei migranti europei (di cui tantissimi italiani) è rimasta ed è tangibile, perché è geograficamente vario, si affaccia meravigliosamente sull’oceano, il clima è mediamente mite, e perché le riforme che lo stanno plasmando sono all’avanguardia.

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Il presidente Jose ‘Pepe’ Mujica è un ex guerrigliero tupamaro che ha trascorso 14 anni in carcere ai tempi della dittatura. E’ l’emblema della coerenza: il suo primo impegno è combattere la povertà, e per darne prova ha immediatamente rinunciato a tutti i privilegi che il suo ruolo gli conferiva. Si è tagliato lo stipendio del 90% (donandolo ad associazioni), non vive nel palazzo presidenziale ma in una fattoria alla periferia di Montevideo, ha fatto della sobrietà il suo tratto distintivo, non ha né scorta né auto blu. Afferma che non può essere la globalizzazione a guidare l’uomo, ma viceversa, e che lo spreco è inaccettabile, soprattutto in un momento storico in cui la gente si impoverisce e perde il lavoro.

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Sul piano dei diritti civili, l’Uruguay ha fatto passi da gigante: è tra i pochissimi paesi dell’Sud America ad aver depenalizzato l’interruzione di gravidanza, lasciando libera scelta alle donne e contrastando il drammatico fenomeno degli aborti clandestini; ha approvato i matrimoni omosessuali – secondo paese del continente dopo l’Argentina, riforma che, sempre secondo l'Economist "rende le persone felici a costo zero"; ma sicuramente la riforma più eclatante di cui si è parlato è la legalizzazione della marijuana. Secondo Mujica legalizzare la cannabis è il vero e unico modo di combattere il narcotraffico e le mafie, che sulle droghe basano i loro imperi. Il mercato della marijuana è oggi disciplinato dallo Stato. Il ‘presidente povero’ ha anche promosso una singolare ricetta per favorire il disarmo della popolazione: consegnare le armi per ricevere in cambio pc o biciclette.

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L’Uruguay non sarà El Dorado, Mujica non avrà la bacchetta magica, ma i presupposti per scegliere questo angolo di America Latina come possibile meta (di viaggio o di espatrio) ci sono. La sensazione che l’Uruguay stia vivendo un momento che potremmo definire ‘illuminato’ c’è, ed è tangibile. Secondo l’Economist (che non è esattamente la bibbia degli hippy o dei socialisti) le riforme di Mujica “aprono la strada al miglioramento non solo di una nazione, ma, se emulate, potrebbero beneficiare il mondo intero”.
14.02.2014
Uruguay | Uruguay | montevideo | jose mujica | legalizzazione marijuana | legalizzazione cannabis |

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