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Chicche televisive d’estate

Programmazione Rai5. Proprio nel bel mezzo dell’estate, dalla Rai inaspettate e imperdibili chicche, tra moda e arte

Opera di Banksy

In estate, il rifugio da repliche e noiosissimi déjà-vu, sono i canali del digitale terrestre e, a
sorpresa, quelli di casa Rai. Il riferimento è a Rai5, canale definito
semigeneralista poiché da sempre orientato alla cultura formato entertainment,
per un target di pubblico piuttosto esigente. Bello a sapersi che, nel
palinsesto estivo, Rai 5 fa incetta di interessanti programmi focalizzati su
arte e moda.

Proprio su questo argomento, si inizia lunedì 1 agosto alle 21.00
con un amletico dubbio: quando la moda può essere considerata arte? Si tenta la
risposta ripercorrendo la storia dell’Alta Moda dall’  inizio degli anni ’90 a oggi, in The Art
of Fashion
documentario che è una carrellata sulle più belle collezioni e
una testimonianza sul rapporto tra l’ambiente moda e i personaggi (ma anche i
contesti) dell’arte contemporanea.

Per “il bello” e contro la tv spazzatura, anche quando l’arte nasce in discarica i risultati sono eccelsi, e si possono
vedere in una imperdibile prima tv. Per farsene un’idea, l’8 agosto alle 21.00
c’è Waste Land, docu-film (vincitore del Sundance Film Festival 2010)
sulla vita e l’opera di Vik Muniz,
artista contemporaneo che lavora con materiali insoliti, quali la spazzatura.
Il film, diretto da Lucy Walker, Karen Harley e João Jardim,
parte infatti dalla discarica più grande del mondo, la Jardim Gramacho
alla periferia di Rio de Janeiro, per arrivare ai vertici dell’arte
contemporanea internazionale.

L’arte di strada, che nasce dal basso, con strumenti semplici ma talento immenso tanto da conquistare tutto il mondo,
anzi, letteralmente impossessarsene, è rappresentata da Banksy, vera e propria
star senza volto. Ricercato dalla polizia, adorato dalla stampa, quotatissimo
sul mercato, coccolato dallo star system, ma anonimo e imprendibile, Banksy è
un autentico fenomeno della street art. Imperdibile, il 29 agosto alle 21.00
c’è il documentario Exit through the gift shop (candidato agli ultimi
Oscar e osannato dalla stampa) in cui Banksy stesso “racconta”, tra realtà e
finzione, le sue opere, la street art ma anche muove una riflessione acuta e
irriverente sul mercato dell’arte, del quale vengono mostrate tutte le
contraddizioni

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