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Natalie Nougayrède sulla vetta di Le Monde

Una figura con nessuna esperienza manageriale all’interno del giornale ma con tanta grinta e un’idea precisa di giornalismo

Natalie Nougayrède

Una donna dalle labbra sottili, dall’espressione sorniona, dal sorriso trattenuto e raramente aperto, che manifesta uno stile casual acqua e sapone. Pochissimo trucco, giacche semplici e tinte basiche, Natalie Nougayrède, è la nuova direttrice del quotidiano francese Le Monde dal primo marzo 2013: prima donna ad occupare una posizione simile nella storia del giornale, e seconda nel panorama dei quotidiani nazionali. Durante i primi tre mesi di lavoro, la castana quarantasettenne, ha mostrato a proprietari, redazione e lettori, come una giornalista, ex reporter di guerra per l’Europa orientale e i paesi post-sovietici, nasconda, dietro un’apparenza di semplicità e rigore, una volontà di ferro e una chiara prospettiva indipendente riguardante la linea editoriale del giornale. E non esita a sfidare l’establishment interno per affermarlo.

Qualcuno doveva pur aspettarselo, dopo che durante la discussione dei possibili candidati alla direzione, la timida Natalie, davanti all’assemblea dei giornalisti riuniti, alzò la mano, dichiarando: ”Sì io, giornalista di base, oso quest’avventura per inviare un messaggio forte, per mostrare che l’inatteso è possibile,- e aggiungendo con fare sbrigativo e deciso –  del resto non mi importa”. Chi è questa giovane donna, determinata e indipendente, che coltiva la libertà di dibattito e se ne infischia dell’orientamento omosessuale di uno dei suoi dirigenti, Pierre Bergé, tanto da concedere spazio sul giornale a pubblicità anti-nozze gay?

Esterofilia, esperienza dei conflitti civili più aspri dell’ultimo secolo, conoscenza del mondo diplomatico e ferma convinzione che il giornalismo 2.0 debba nutrirsi di sana e robusta indipendenza da ogni forme di collisione con il potere politico e manageriale. Linea editoriale e di pensiero autonoma, prima di tutto, senza se e senza ma.

Natalie Nougayrède, nasce nel 1966 à Digione, in Borgogna, regione della Francia centrale, ma si sposta presto, all’età di 4 anni nel Regno Unito, poi sarà Canada, per seguire i viaggi del capofamiglia, ingegnere all’interno di un gruppo minerario. Attraverso gli spostamenti impara prima l’inglese e poi il russo. E’ poi a Strasburgo, negli anni della prima formazione, dove prova interesse per la medicina, ma dopo l’iscrizione all’università, decide di dedicarsi agli studi politici e poi al giornalismo. Frequenta quindi l’Istituto di studi politici e successivamente il Centro di formazione di giornalisti, sempre a Strasburgo. Poi viaggia per l’Europa senza fermarsi e attraversando negli anni cruciali, siamo sul finire degli anni ’80, le capitali dove crollano progressivamente i regimi comunisti: Berlino e Praga. Nella capitale ceca, si insedia, e copre il ruolo di corrispondente per un altro giornale francese, Libération, seguendo i passaggi della trasformazione della Cecoslovacchia, in Repubblica Ceca e Slovacchia.

Nel 1996, dopo la rottura del contratto con Libération, approda a Le Monde come inviata in Russia e Ucraina, coprendo la guerra in Kosovo e la strage di Beslan. Nel 2005 torna in Francia, ed è corrispondente diplomatico agguerrito, determinato, pronto a raccontare i retroscena del potere durante gli anni nei quali il Ministero per gli Affari esteri ed europei, è occupato da Bernand Kouchner. Il ministro, infastidito dalla sua pignoleria, la fa espellere da una riunione di ambasciatori riuniti alla Quai d’Orsai di Parigi. E adesso, nel 2013, la voglia di mettersi in gioco anche senza nessuna esperienza di leadership nel giornale, hanno portato la timida Natalie alla guida del quotidiano francese. Il momento è difficile per tutta l’editoria, la strada in salita, con la sfida del digitale, ma la tenacia necessaria non sembra mancare a questa figura di donna e leader determinata.

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