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Wikipedia, una maratona contro il gender gap 

L’enciclopedia virtuale e il polo artistico Eyebeam insieme per aumentare il numero e la qualità delle sezioni dedicate alle donne 

Tasto Wikipedia
 thinkstock
Wikipedia non è un luogo per donne, almeno non ancora. La fragilità del rapporto che intercorre tra il luogo della cultura 2.0 e il numero di redattrici è complesso e rischia di compromettere la nozione di sapere democratico e rappresentativo di tutte le voci che compongono la società contemporanea. 12,7% e 16,1%, queste le percentuali, attestate da due diversi studi sul tema, uno condotto da Wikimedia Foundation, l’altro da Benjamin Mako Hill (MIT) e Aaron Show (Northwestern University), che fotografano il livello di partecipazione femminile alla redazione di sezioni. Un’assenza pesante che sembrerebbe influenzare negativamente la ricchezza e il numero di argomenti relativi all’universo donna. Il problema è noto al celebre portale che dal 2009 si propone di combattere il fenomeno con una serie di iniziative dedicate all’incremento del numero di collaboratrici all’interno del contenitore di sapere.
 
Il 1 febbraio 2014 si farà però di più. Una giornata di chiamata all’azione e di supporto per tutti gli editor che decideranno di creare un lemma nelle seguenti categorie: arte, femminismo, studi di genere, e temi legati alla questione LGBT. 
 
Art + Feminism Wikipedia Edit-A-Thon è il nome dell’iniziativa che organizza, in 17 diversi luoghi del globo, l’open day di tutoraggio per tutte le persone interessate a uploadare un’entrata sulla piattaforma online. A New York sarà per esempio il centro di arte e tecnologia Eyebeam, tra i promotori dell’iniziativa, a schierare una serie di mentori pronti a supportare i futuri redattori. Lo stesso avverrà ad Amsterdam, Londra e in molti altri luoghi, tra cui ovviamente, l’online. D’altronde l’obbiettivo lanciato nel 2011 da Sue Gardner, direttore esecutivo della Wikimedia Foundation, è alto: raggiungere il 25% entro il 2015. Un tempo molto ridotto per contribuire a combattere lo stereotipo di una cultura, quella tecnologica, ancora tenacemente resistente alla partecipazione femminile. 

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