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Barbie, un mito da collezionare

La fashion doll più amata attira appassionati di tutto il mondo disposti a pagare più di 400 euro per un esemplare

bambole Mattel, fashion doll
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Ogni bambina ha amato una Barbie. E ogni donna ha desiderato – almeno una volta nella vita – assomigliarle. Perché la fashion doll più famosa sulla Terra ha creato un modello di femminilità in grado di scatenare accese polemiche, ma anche veri e propri circoli di fan pronte a diventare esattamente come lei: bella, frivola, con macchine e borse adatte a ogni occasione e – cosa più importante – sempre corteggiatissima.

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Peccato che il suo più grande amore (Ken), sia un fantoccio tutto muscoli e niente cervello e che l’immagine della tanto desiderata bambola non sia riuscita negli anni a rispecchiare esattamente quella del “genio”. Come dire: la donna è arrivata con fatica ad affermare la sua identità di essere umano pari a quella dell’uomo e invece la cara e (mai) vecchia Barbie rimane a prendere il sole a Miami! Eppure la “bambolina” la sua età ce l’ha! La prima Barbie risale al 1959. In tanti desiderano quello che è diventato un vero e proprio oggetto da collezione rarissimo. Ne sono state create anche edizioni speciali per celebrarla: “ai tempi” indossava un costume da bagno a righe bianche e nere, sandali neri con tacco a spillo, occhiali da sole, ciglia incurvate ed era pettinata con la coda di cavallo.

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Esistono Barbie destinate al gioco e Barbie create proprio per essere collezionate. Tra queste circolano additittura bambole originali in porcellana (particolarmente quotate sono quelle autografate da Ruth Handler, il cui valore si aggira attorno ai 200 euro) o vestite da grandi designers e stilisti come Bob Mackie (e qui le quotazioni superano i 400 euro), Yves Saint Laurent e Christian Dior.

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Le Barbie da collezione, inoltre, sono divise in serie: 
Miti di Hollywood (con riproduzioni anche di Marylin Monroe).
La Moda (Barbie vestite con i tailleur di Chanel).
Designers (tra cui le celebri creazioni del costumista teatrale Bob Mackie e del designer afro-americano Byron Lars).
Pop culture ed Entertainment (raffigurano personaggi che fanno parte della vita quotidiana americana, per esempio appartenenti al mondo della televisione).
“Barbie custumizzate”, ovvero “personalizzate” (alcuni artisti truccano e vestono a nuovo delle normali Barbie non destinate in origine alla collezione e ne fanno una loro creazione. La bambola non viene solo abbellita, ad esempio con un lucidalabbra più brillante, ma anche impreziosita con gioielli in miniatura commisionati ad orafi che vengono sostituiti a quelli preesistenti).

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Il valore di una Barbie si determina in base: allo stato di conservazione della bambola, che non deve essere spettinata o sporca o aver perso il colorito originale della carnagione. Se possibile, non deve esser stata usata per giocare; alla condizione della scatola, che deve essere originale e integra; alle varianti rispetto alla produzione seriale; alla serie di appartenenza: se è limitata e numerata, la quotazione cresce.

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Un vero e proprio business legato a quello che – a torto o ragione – rimane comunque un mito. A Milano Barbie è stata anche special guest della quinta edizione di Italian Doll Convention, l’evento giunto ormai a oltre 250 partecipanti provenienti da tutto il mondo e divenuto appuntamento imperdibile per il collezionismo di fashion doll. E da Settembre – presso il MUDEC, Museo delle Culture a Milano – prenderà il via la mostra curata da Massimiliano Capella “Barbie The Icon” che si concluderà a Marzo 2016.