Pubblicato il

Alchechengi, un frutto natalizio

Alkekengi
istockphotos
Non fa esattamente parte della tradizione, ma si sta inserendo tra i protagonisti ‘minori’ della tavola di Natale grazie al suo aspetto estremamente decorativo: l’alchechengi è una bacca arancione racchiusa in un involucro vegetale che sembra fatto di carta velina, a forma di calice. Esso permette di servirla in diversi modi fantasiosi: aperto come un fiore, oppure chiuso come fosse una piccola lanterna, per esempio. Anche noto come alkekengi o alchechengio, appartiene alla famiglia delle solanacee, è parente di pomodori e melanzane, ed è tra le piante ‘esotiche’ più facili da coltivare in vaso. 
Esistono diverse varietà di pianta i cui frutti spesso vengono confusi, ma i più comuni sono la Physalis alkekengi, di origine asiatica, e la Physalis peruviana, proveniente dal Sudamerica, la prima con calice più arancione e frutto rosso, la seconda con calice beige e frutto giallo-arancione. Dal punto di vista nutrizionale, questa bacca apporta molta vitamina C, rivelandosi un’eccellente alleata della salute nei mesi freddi e un grandioso antiossidante, ed è considerata altamente diuretica e depurativa, anche assunta sotto forma di tisana (ottenuta dai frutti essiccati). Le sue proprietà diuretiche hanno fatto sì che la cultura popolare lo associasse alla prevenzione e la cura dei calcoli renali e problemi vescicali. 
Il sapore dell’alchechengi è leggermente acidulo, simile a quello di un pomodoro, e viene spesso associato al cioccolato per un dessert fruttato dai contrasti sorprendenti: si presenta spesso con la bacca immersa nel cioccolato fuso e il calice aperto usato come appiglio, oppure come decorazione di tortini al cioccolato dove una componente acidula esalta il sapore. L’alchechengi è inoltre adatto ad essere trasformato in marmellata, e nella tradizione asiatica viene anche essiccato e conservato sotto aceto o salamoia.