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Rinvaso delle orchidee: come farlo

Un’operazione delicata che richiede passione. E piccole attenzioni

Fiori
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Il rinvaso è un’operazione molto comune che fa parte della manutenzione delle piante ma, nel caso dell’orchidea, assume connotati un po’ speciali. Sì, perché questa pianta floreale è assai delicata e necessita di cure particolari. Ecco come prendersi cura di un’orchidea. Presupposto fondamentale: ogni varietà di orchidea ha esigenze specifiche che dovreste sempre conoscere per garantirle una vita lunga e sana. In questo approfondimento ci occupiamo del rinvaso della phalaenopsis, la tipologia di orchidea più comune nelle nostre case.
Il primo fattore da considerare è la reale necessità di rinvaso. Questa operazione infatti va fatta solo ed esclusivamente se si presentano 3 condizioni: presenza di marciume (radici nere, marroni), vaso divenuto troppo piccolo (le radici cercano di uscire dai fori alla base o nel vaso hanno occupato tutto lo spazio disponibile) oppure quando la corteccia che fa da substrato si è decomposta (ogni 2 o 3 anni) o è deteriorata. In condizione ottimale – cioè che non è frutto di ‘emergenze’ – il rinvaso va effettuato dopo che la fioritura è avvenuta, nella stagione vegetativa. 
Si procede così. Togliete l’orchidea dal vaso e con delicatezza ripulite le radici dal substrato, facendo attenzione a non danneggiarle. Osservatele bene: ce ne sono di marce, ingiallite, secche, vuote? Queste radici vanno tagliate con una forbice che avrete prima sterilizzato con alcol o passandola sulla fiamma, per evitare di trasmetterle malattie. Eliminate le radici morte, (ma anche i rami vecchi, i residui di vecchie fioriture) facendo attenzione a non disturbare le parti vive che invece saranno belle turgide, verdi – o tendenti al bianco, piene al tatto. Se volete, questo è il momento di trattare l’apparato radicale con un prodotto fungicida, aspettando che asciughi prima di passare alla fase seguente.
A questo punto occorre rinvasare l’orchidea: prendete un vaso di plastica e possibilmente trasparente, forato alla base, della dimensione adatta ad ospitare le radici rimaste. Non occorre un vaso enorme, ma giusto per accogliere l’apparato radicale – se avete dovuto spuntarlo molto andrà benissimo un vasetto. Utilizzate un vaso nuovo, se ne riciclate uno vecchio abbiate cura di disinfettarlo prima con alcol. Accomodate la vostra orchidea, facendo in modo di coprirla con il substrato fino al suo colletto, ovvero il punto tra radici e inizio del tronco. 
Quale substrato scegliere? Non c’è una regola specifica e, come accennato all’inizio, ogni varietà di orchidea ha le sue preferenze, ma in generale la phalaenopsis si trova benissimo nella corteccia o bark, che garantisce aerazione e drenaggio, due fattori importantissimi per queste piante. Tenendo con delicatezza la pianta, riempite il vaso di bark. Una volta messa nella nuova dimora, l’orchidea non va abbeverata: occorre aspettare almeno 10 giorni perché le radici tagliate cicatrizzino. In questo arco di tempo nebulizzate solo le foglie quotidianamente. Dopo una decina di giorni potete riprendere le normali innaffiature e anche iniziare a somministrare del concime.