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Una canaglia in gonnella per Tarantino

Jennifer Jason Leigh. La rivincita dell’attrice in The Hateful Eight

Jennifer Jason Leigh
LaPresse

Imbruttita, perfida, letale, unica donna tra sette uomini e in scena con un occhio nero, Jennifer Jason Leigh è l’ultima musa di Quentin Tarantino. In The Heatful Eight interpreta il ruolo di Daisy, una pericolosa criminale che lotta per la propria sopravvivenza e lo fa rinforzando un filone di donne, che almeno nei film del regista americano, interpretano dei ruoli forti e anticonvenzionali. La Leigh, classe 1962 è l’ultimo esempio di un certo tipo di ruoli che Tarantino riserva alle donne. Che nei suoi film – ricordate Uma Thurman in Kill Bill? – sono assetate di vendetta e pericolose quanto gli uomini.

E alla faccia di chi le vorrebbe sullo schermo solo giovani, belle e drammaturgicamente piatte. La Leigh, al momento candidata all’Oscar nel ruolo di Miglior attrice non protagonista, ha invece tutte le carte in regola per segnare un bel colpo nella mente e nel cuore degli spettatori.

Non è una bellona secondo i canoni tradizionali, ha più di quarant’anni e non è nemmeno un volto nuovo. Nel suo passato ci sono premi e partecipazioni a film di grandissima importanza come America oggi, pellicola per la quale ha vinto un Golden Globe nel 1993.

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Praticamente, secondo i parametri della maggioranza delle pellicole di Hollywood, sarebbe professionalmente finita. E invece no. Quentin Tarantino scrive per lei un personaggio durissimo e controcorrente. Che l’attrice ha raccontato così in una recente intervista al quotidiano Repubblica: “Il mio personaggio è un animale selvaggio, una donna tosta  – racconta la Jason Leigh, ospite alla rassegna “Capri, Hollywood – sul set mi sono divertita molto anche se per Tarantino mi sono dovuta imbruttire e prendere tante botte. Quentin misogino?  Al contrario, ama davvero le donne e le racconta con figure forti, basti pensare alla sposa di Kill Bill“. Un buon segno per l’industria che negli ultimi anni sta vedendo emergere una diversità di genere pallida ma presente, anche sulla scia di alcune battaglie come quelle sulla differenza di salario, portate avanti da attrici come Patricia Arquette e Meryl Streep.