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Borse: quando la pelle merita una seconda vita

Il riciclo creativo, grazie al contributo del fashion e del mondo dello sport, tende una mano a coloro che vogliono indossare emozioni e non oggetti privi di anima

Portafoglio Dainese by Regenesi
Courtesy of©Dainese by Regenesi
In un’era in cui il consumismo è un dato di fatto, c’è anche chi va controcorrente e cerca di uscire dal circolo vizioso per unire l’utile al dilettevole, assecondare la voglia di unicità del consumatore e strizzare l’occhio all’ambiente. La soluzione vincente è tutta racchiusa nel concetto di riciclo creativo, una filosofia che ha fatto da musa a innumerevoli capi e accessori moda e, a farne tesoro, sono state anche le creazioni nate dalla collaborazione tra due importanti realtà italiane: da una parte c’è Regenesi, azienda Made in Italy che realizza oggetti e accessori moda con materiali di post-consumo trasformando i rifiuti in bellezza e, dall’altra Dainese, leader nella produzione di abbigliamento protettivo per il motociclismo e gli sport dinamici.

Dall’unione dei due brand è nata Dainese by Regenesi, una linea di accessori che si compone di prodotti come portachiavi, portafoglio, portacarte di credito, astuccio per smartphone e iPad e, prossimamente, ad arricchire l’offerta arriverà una linea di cinture uomo/bambino e una collezione di portafogli dal taglio più classico. Il tutto ha dell’eccezionale in quanto sa come unire sostenibilità ed estetica grazie al prezioso contributo di artigiani pellettieri italiani che hanno saputo fare tesoro della pelle proveniente dalle mise usate dai piloti in gara durante i campionati ufficiali o nei test.

Ebbene sì, tutto nasce da uno scarto e da quelle tute che, una volta tolte, vengono analizzate per capirne eventuali migliorie in termini di protezioni e sicurezza: proprio loro sono pronte a far sognare adrenalina e velocità grazie a metodi di trasformazione e rigenerazione sostenibili progettati rispettando e mantenendo il più possibile anche le zone di pelle più rovinate o parzialmente strappate perché, proprio in quei dettagli, si nascondono vere emozioni che portano chi indossa i rivoluzionari accessori a sognare le gesta dei propri beniamini.

Quando si dice un nome, un programma: Rebellio. Tutto nasce consultando un vocabolario italiano-latino alla ricerca del giusto termine in grado di rappresentare un progetto di vita, quella voglia di riscossa che spinge sempre a guardare oltre, pronti a remare contro la rassegnazione a ciò che sembra ineluttabile e già scritto. Da qui nasce un nuovo modo di creare borse, modelli che vengono pensati, tagliati e cuciti a mano in piccole quantità, secondo i principi dello Slow Design sfruttando materiali già esistente semplicemente appellandosi alla politica del recupero e del riciclo creativo, una potente arma per lottare contro lo spreco. L’idea è nata nel 2013 dalla mente di Paola Inzolia, un art director che ha deciso di uscire dal mondo della pubblicità per coltivare la sua vena creativa investendo nella passione per la pelle e la manualità con l’obiettivo di cambiare le regole del mondo produttivo strizzando l’occhio alla sostenibilità.
Quale la materia prima? A fare da protagonista è quella pelle usata per confezionare giacche e abiti che vengono abbandonati nei magazzini invenduti o ripescati su qualche bancarella vintage prima che finiscano al macero perché quella stessa pelle merita di vivere una seconda volta. Dopo il progetto pilota è riuscita a sviluppare l’idea e depositare il brevetto del modello a cui sono seguite circa una trentina di borse realizzate tutte in Italia, ognuna unica nel suo genere, versatili e molto pratiche in quanto permettono di avere sempre le mani libere in quanto possono essere indossate sia come una tracolla che in modalità crossbody. Se ci si chiede cosa le rende davvero speciali, basta uno sguardo attento per notare quelle piccole imperfezioni che non sono difetti bensì il frutto di un lavoro artigianale e manuale fatto con amore e umanità.