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Rivoluzione nani da giardino

Il grido (tra realtà e finzione) in difesa di uno dei più diffusi oggetti da arredamento. La storia degli gnomi da giardino parte dall’epoca romana 

nani da giardino
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È un dato di fatto che vengano ritenuti adorabili o di pessimo gusto, i nani da giardino sono manufatti simbolici ad alto contenuto culturale. Non hanno mai conosciuto flessioni di mercato e sono stati recentemente portati in auge, anche tra il pubblico più esclusivo, da aziende note nel mondo del design della moda. 
 
Un successo intramontabile che fonda le sue radici nella storia antica e ci rimanda alle statuette dei Lares agrestes, spiriti legati alle campagne. Dal culto romano dei Lari si sono sviluppate tradizioni antiche, come il presepe. Infatti in occasione del solstizio d’inverno si disponevano le statuette dei Lari all’interno di una siepe (da cui il termine “presepio” che deriva da “prae-saepere”, cioè “circondare con una siepe”). Anche Priapo, figlio di Venere e Bacco, era protettore degli orti e dei giardini.
 
L’Europa mitteleuropea è ancora oggi ricca di leggende e fiabe che hanno come protagonisti gnomi, elfi e nani. Gli stessi Nibelunghi sono nani che abitano nelle caverne e custodiscono tesori, non diversamente dai Nani di Tolkien. Nel 1814 i fratelli Grimm pubblicano la fiaba di Biancaneve e i sette nani ispirandosi a racconti della tradizione orale tedesca.
Quei nanetti non avevano un’identità precisa: erano piccoli minatori del tutto indistinguibili l’uno dallaltro. Poi, nel 1935, arriva Walt Disney a dare ai nanetti una dimensione planetaria, e non solo per la fama che loro conferisce. Letta la fiaba, decide di farne un cartone e visita il romantico castello che Ludwig I, cugino di Sissi, si era fatto costruire a Neuschwanstein. Nasce Disneyland, nascono i sette nani così come li conosciamo oggi.
 
I nanetti, dunque nascono dalla tradizione popolare e passano attraverso tutta la storia dell’industria. Dalle prime produzioni artigianali in terracotta, realizzate nella Germania di fine Ottocento, ci conducono alle materie plastiche e alle problematiche della globalizzazione che caratterizzano i rapporti economici dei giorni nostri.

 
Negli anni gli gnomi da giardino hanno acquistato una loro identità carica di spirito malinconico ma anche goliardico: le “brigate nane”, un miscuglio di infantilismo, ecologia, suggestioni New Age, sono sorte nel 1998 in Francia, quando si registrò anche un “suicidio di massa” nei pressi della cittadina di Briey. Undici nani furono trovati impiccati sotto a un ponte. Ai loro piedi c’era un biglietto: “Quando troverete queste poche parole noi non apparterremo più a questo vostro mondo egoistico, dove vi siamo serviti soltanto come superficiale decorazione”.
 
E il libro “Nanetti: è design?” pubblicato da Guarniero Editore, esplora proprio il tema degli gnomi-decorativi. Dibattiti e tradizioni, scontri e storie al limite della fantasia, accompagnano ancora questi folletti. La famosa “lotta per la liberazione dei nani da giardino” è iniziata come un gioco qualche anno fa in Francia, ed è diventata una vicenda semi-seria in molti paesi. Ci sono scuole di pensiero, movimenti e sette, spesso tra loro divise da questioni di fondo. Problemi ideali, di principo: c’è chi combatte per l’eliminazione fisica della specie, e chi invece si adopera per la sua emancipazione. Gli gnomi in terracotta scompaiono e riappaiono in seguito a imprese spesso spregiudicate e rischiose, che danno vita a un fenomeno sociale che più di una volta è finito nelle aule dei tribunali. A Sydney un centinaio di nani, prima trafugati, sono stati fissati con una colla potentissima sulle scalinate di una banca. La Francia è la nazione dove la “lotta” ha attecchito maggiormente: 119 sono stati ritrovati dalla polizia in un bosco non lontano da Limonges, 123 nelle Charentes, verso la costa Atlantica, 36 vicino a Saint Etienne, sui bordi della Loira. Una cosa è certa: i nani da giardino suscitano passioni forti.