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Buon compleanno, Cocco Bill ne fa 60!

Nasceva il 28 marzo 1957 la surreale epopea western di Benito Jacovitti. Oggi, l’eroe Cocco Bill compie 60 anni: scopriamo come li porta

Un West colorato e surreale, in cui si aggirano insaccati con le gambe, cavalli parlanti, indiani che parlano in napoletano. E dove una camomilla può essere più gradita di un whisky. È il mondo folle creato da Benito Jacovitti tra le pagine di Cocco Bill, il suo più celebre e longevo personaggio. Oggi si festeggiano proprio i sessant’anni di Cocco Bill. Nato ufficialmente il 28 marzo 1957, quando apparve sul primo numero de “Il Giorno dei Ragazzi”, supplemento de “Il Giorno” dedicato ai più giovani.

Un traguardo straordinario che va di pari passo con la percezione del fumetto nel nostro Paese. Per troppo tempo considerato un’arte minore, da qualche anno ha conquistato il rispetto che meritava. Autori come Jacovitti, cantori di un’innocenza e di una spensieratezza che dicono molto sull’Italia dei loro tempi, si sono meritati finalmente un posto d’onore nell’immaginario collettivo.

Cocco Bill 60 anni

Nato a Termoli il 9 marzo 1923, da giovane Jacovitti iniziò a collaborare con riviste satiriche (“Il brivido”) e contenitori di fumetti (“Il Vittorioso”). Per poi approdare al “Giorno dei Ragazzi” con Cocco Bill. Il suo stile iperbolico si sposa perfettamente con una visione del West che mescola, con grande gusto per il dettaglio delle tavole, tutti i possibili luoghi comuni del genere. Dall’assalto alla diligenza alla rissa nel saloon. Passando per sceriffi duri ma stupidi e gli immancabili duelli. Tutto viene filtrato attraverso la lente deformante del genio di Jacovitti, tutto messo sottosopra e preso allegramente per i fondelli.

Cocco Bill: amici e nemici

Comprimari ricorrenti delle storie di Cocco Bill sono i nemici giurati Bunz Barabunz e la banda dei Kuknass Brothers, la spasimante non corrisposta Osusanna Ailoviù e i nativi americani Ciriuàcchi e Piedi Neri, che si esprimono in un proto-dialetto simile al napoletano. Si tratta però di figure che appaiono sporadicamente all’interno di una lunga serie di storie slegate le une dalle altre e accomunate solamente dalla presenza di Cocco Bill e del fido cavallo parlante Trottalemme. In ogni episodio, il protagonista si trova ad affrontare una banda di malviventi comandata da un losco figuro che, come è tipico del western, alla fine viene chiamato alla resa dei conti in un duello.

Cocco Bill 60 anni

La violenza in Cocco Bill

Proprio questi duelli hanno scatenato delle critiche con cui Jacovitti è stato costretto a convivere per molto tempo. A differenza del coevo Lucky Luke, il cowboy creato dal belga Morris, Cocco Bill uccide sempre i cattivi con cui si scontra. “Qualcuno brontolò perché… c’era qualche ammazzamento”. Dichiarò Jacovitti nel corso di un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera nel 1992. “Ma sarà violenza quella in cui il morto fa un paio di capriole, entra nella cassa e cammina per il cimitero con mani e piedi che gli escono dai legni?”. Perché era esattamente così che, spesso, i nemici di Cocco Bill “tiravano le cuoia”. Una visione assolutamente parodistica della violenza vera dei film western. Più paragonabile a quella di cartoon classici come Tom & Jerry. Basti prendere una situazione tipica dei fumetti di Jacovitti: Cocco Bill si lancia in una zuffa dentro il saloon e, con un pugno, frantuma i denti dell’avversario che cadono come gocce di pioggia, da cui l’eroe si ripara con un ombrello.

La pistola più veloce del West

Nel mondo di Cocco Bill, poi, le pistole sono delle armi infallibili e dalle possibilità illimitate, soprattutto quando impugnate dal nostro eroe. Cocco Bill le usa per cucinare quaglie, spegnere candelotti di dinamite in volo e, addirittura, lancia una pistola e “preme il grilletto” sparandole un colpo con l’altra e centrando perfettamente il bandito di turno. Il tutto in nome di una giustizia che Cocco Bill osserva scrupolosamente, al punto da rispettare i semafori rossi anche quando sta inseguendo i cattivi a cavallo.

Cocco Bill 60 anni

Cocco Bill non è solo un classico del fumetto, è un caposaldo della cultura popolare italiana. Talmente iconico da essersi imposto anche nell’immaginario televisivo grazie a Carosello e a una serie animata realizzata a fine anni ’90. Gli auguriamo altri sessanta di questi splendidi anni.

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