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Ricordiamo più i nomi o i volti?

Riconoscere un volto e ricordarne il nome sono due processi mentali diversi, afferma uno studio

ricordare nomi
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Ci siamo passati tutti: incontriamo una persona familiare, ma non sappiamo come si chiama. Spesso, incolpiamo la nostra memoria, affermando ‘sono terribile nel ricordare nomi‘. Ma non è del tutto vero: secondo uno studio pubblicato su Quarterly Journal of Experimental Psychology, il conflitto facce Vs nomi non dovrebbe essere messo sullo stesso piano. Perché per ricordare le une o gli altri il cervello attua diversi processi. Che potremmo tradurre con ‘ricordare’ o ‘rammentare’.

Ricordare nomi e volti

Ricordare e rammentare sono parole con significati leggermente diversi. Derivano innanzitutto da due differenti radici, ed evocano la prima una sorta di ‘registrazione’ nella memoria di un dato. Mentre la seconda una capacità di ‘evocazione’. Etimologia a parte, è basandosi su questa distinzione che gli autori dello studio in questione (realizzato presso l’Università di York) hanno scoperto che le persone sono più abili a ricordare nomi che a rammentare volti. Ad un gruppo di studenti hanno infatti chiesto di memorizzare nomi e facce di persone non conosciute. Diversi test hanno condotto allo stesso risultato. Anche mostrando varie volte le facce ai soggetti, risultava comunque più facile memorizzarne i nomi che riconoscerle. I risultati sono interessanti per capire come lavora la memoria. E quanto è complessa la rappresentazione che ognuno ha degli altri.

Riconoscere un volto è un processo che si lega all’inconscio, alle associazioni con le proprie esperienze o con particolari ricordi. Mentre per ricordare un nome si ricorre ad una sorta di ‘replay’ del momento nel quale lo si è sentito la prima volta. Il cervello va in cerca di qualcosa di registrato. Lo stimolo è differente, e, secondo lo studio, nel secondo caso trovare la soluzione è più semplice. Probabilmente il risultato (85% dei nomi ricordati contro il 64% dei volti) è influenzato dal fatto che i soggetti vedevano quei volti per la prima volta. Non avevano perciò alcun ricordo legato all’esperienza a cui collegarsi. Mentre una parola, un nome, può risultare più semplice da memorizzare perché la si può visualizzare. E immaginarne il suono. Imprimendo così un doppio collegamento a cui attingere. Naturalmente è possibile che nello sforzo di ricordare una persona entrambi i meccanismi agiscano ed interagiscano.

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