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Identikit dell’elleboro, la ‘rosa di Natale’

Una pianta che fiorisce in pieno inverno, e che simboleggia la speranza

rosa di natale
istockphotos

Si chiama elleboro, ma è comunemente nota come rosa di Natale, e con questo nome non può che essere la pianta del mese di dicembre che Viridea ci aiuta a conoscere. Questa specie riesce a schiudere le splendide corolle dei suoi fiori anche in pieno dicembre: non a caso sono simbolo di coraggio, forza e speranza. In verità la rosa di Natale sarebbe la versione bianca dell’elleboro, ma questo nome è diventata popolare anche con fiori rosa, screziati, verdi e violacei. Conosciamola nel dettaglio.

Rosa di Natale: come coltivarla

L’elleboro è una pianta semplice da coltivare e longeva, e si può mettere a dimora sia in vaso che in giardino. Non teme il freddo, richiede poche cure e in compenso ha un enorme valore estetico. Il fogliame è infatti di un verde bosco brillante. Mentre la fioritura è incantevole con i bei petali larghi a forma di cuore e una corona di stami bianchi e gialli al centro. Fiorisce in inverno, solitamente verso la fine della stagione, e i fiori possono durare per settimane. In estate invece rimane una bella pianta fogliosa.

Elleboro Viridea

La rosa di Natale fa parte della flora selvatica italiana (boschiva) che appartiene alla Famiglia Ranuncolacee. Alcune specie sono spontanee, come l’Helleborus niger, ovvero la rosa di Natale. Questo fa di lei una pianta resistente, che ha poca necessità di cure. Le occorre solo ombra in estate, e non gradisce il sole diretto nemmeno in inverno, ma ha necessità di luce. Il luogo ideale dove metterla a dimora è quindi ombreggiato nei mesi caldi, e soleggiato solo la mattina in inverno. Basta annaffiarla una volta alla settimana in inverno, e ogni 3-4 giorni in estate se si trova in vaso. Nel giardino è sufficiente annaffiare quando il terriccio è asciutto.

Curiosamente, il suo nome scientifico Helleborus, deriva dal greco e significa ‘pianta mangiata dai cerbiatti’. Questo perché è diffusa in luoghi dove prolifera la fauna selvatica. Ma non fatevi trarre in inganno: se ingerita dagli umani, è altamente velenosa. Provoca allucinazioni, tanto che nell’antichità veniva usata per comunicare con l’aldilà, e si pensa che le streghe la usassero per le loro pozioni.

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