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I numeri della solitudine, chi è più solo e perché

Il fenomeno in crescita in alcune fasce di popolazione. Come affrontarlo

numeri della solitudine
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I numeri della solitudine servono a misurare uno dei malesseri moderni più persuasivi e difficili da affrontare. Le cause della solitudine sono spesso un mix di fattori sociali, culturali e personali. Ma come sta cambiando il quadro della solitudine nell’eta contemporanea? Quali sono i numeri che definiscono il fenomeno?

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Intanto se vi interessa approfondire le cause e le sfaccettature del fenomeno, consigliamo una lettura di alcuni approfondimenti specifici sul tema. Alcuni libri cercano di dare un’interpretazione positiva, altri indagano le condizioni croniche con un approccio maggiormente scientifico.

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I numeri della solitudine: in aumento tra i giovani ventenni americani, i numeri

Purtroppo, come racconta un articolo del Daily Mail, la solitudine è tristemente in aumento anche tra i giovanissimi. La ricerca in esame si rivolge prevalentemente alla popolazione degli Stati Uniti d’America. La scoperta più strabiliante è che i tassi di solitudine sono in aumento tra fasce di popolazione specifiche.

Il malessere sarebbe particolarmente acuto per i ventenni (tardo-ventenni), i cinquantenni (intorno alla metà del decennio) e per gli ottantenni più vicini ai novant’anni. Sentirsi soli è una condizione in grado di causare problemi fisici e psicologici.

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Secondo alcuni dati sanitari nazionali, i tassi di solitudine sarebbero raddoppiati negli ultimi 50 anni.

I dati provengono da una ricerca della University of California San Diego School of Medicine. I risultati pubblicati sulla rivista International Psychogeriatrics, hanno rivelato un trend generale che riguarda un certo grado di solitudine per tutte le fasi della vita umana. Tuttavia questo tasso sarebbe più acuto durante tre età specifiche: per i tardo-ventenni, per i cinquantenni a metà del loro decennio di riferimento,  e per gli ottantenni vicini ai 90 anni.

Lo studio ha anche registrato un sostanziale aumento del fenomeno negli Stati Uniti rispetto alle analisi precedenti.

‘La solitudine è associata a una maggiore fragilità mentale, abuso di sostanze, malnutrizione, ipertensione e sonno disturbato’.

Uno degli autori dello studio ha commentato così i dati. ‘Non è una questione di isolamento sociale. Una persona può stare da sola ma non sentirsi sola. Dall’altro lato si può stare in mezzo alle persone sentendosi lo stesso in una condizione di solitudine’.

‘Una società più saggia è una società più ‘felice’, ‘interconnessa’ e meno sola’.

Già ma come riuscirci resta una domanda ancora aperta.

 

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