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Lewisia, come coltivare i deliziosi fiorellini

Una splendida pianta ornamentale che ama il fresco e i giardini rocciosi

Lewisia cotyledon
istockphotos

È piuttosto comune ma non tutti sanno il suo nome: la Lewisia è una pianta di origine americana, e proprio di un esploratore americano (Lewis) porta il nome. Nel mondo anglosassone è a volte nota con il suo nome indiano, Siskiyou (i nativi americani utilizzavano le radici come nutrimento). Qualunque sia il suo appellativo, parliamo di una pianta deliziosamente ornamentale, che Viridea ci aiuta a conoscere meglio per poterla coltivare. In particolare, è la Lewisia cotyledon ad essere diffusa a scopo ornamentale. Altre specie sono note ma coltivate solo negli orti botanici.

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Ultimo aggiornamento il 21 Maggio 2019 18:17

Prendersi cura della Lewisia

Si caratterizza per i graziosi fiorellini a forma di margherita, foglie piccole e fusti bassi, infatti la si può tranquillamente coltivare in piccoli vasi. La varietà più diffusa ha fiori rosa bordati di bianco, ma ne esistono anche tendenti al rosso e arancio con bordo giallo, mentre la più ‘prestigiosa’ è bianca e luminosa (‘white splendor’). La Lewisa è originaria delle Montagne Rocciose e della California settentrionale. Questo permette di comprendere come ami gli ambienti freschi, ma assolati, e non disdegni i giardini rocciosi –non aridi. Il sole diretto non è un pericolo, ma la notte ha bisogno di una buona escursione termica. Nei mesi più caldi va semplicemente a riposo, smettendo di fiorire.

Attenzione ai ristagni idrici: la Lewisia li teme moltissimo. Il suo ambiente naturale ha terreni sassosi, dove piove, il suolo si inumidisce, ma l’acqua scorre via rapidamente. Per ottenere il meglio occorre essere regolari con le irrigazioni, per conservare il substrato sempre leggermente umido ma non fradicio. Il terriccio dovrebbe essere di alta qualità, e se invasata deve avere un buono strato di argilla espanda alla base. Purtroppo vive solo all’aperto: se cercate una pianta per l’indoor non fa al caso vostro. Non è nemmeno molto longeva: può sopravvivere all’inverno e rifiorire per uno o due anni, ma poi esaurisce la sua energia.

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