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Solo per stomaci forti: i cibi più strani da gustare nel mondo

Squalo fermentato o tarantola fritta? I paesi dove assaggiare la gastronomia locale è una bella sfida

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Una delle componenti più importanti di un viaggio è la cucina. Quando si esplora un nuovo paese assaggiare i piatti iconici della gastronomia locale fa parte dell’esperienza tanto quanto vedere i monumenti o visitare i musei. Ma a volte il piatto tipico è composto da ingredienti che ci vuole un bel coraggio ad assaggiare: ecco secondo Kayak.it quali sono i cibi più strani da assaggiare in viaggio. Vere e proprie sfide gastronomiche per palati coraggiosi. Kayak ha individuato i 9 paesi dove si possono gustare i cibi più strani e che richiedono una buona dose di temerarietà per essere ingoiati.

Dove trovare i cibi più strani per temerari del gusto

shiokara
Shiokara

Giappone. Il Giappone è la patria di alcuni dei piatti più prelibati del mondo, culla di una tradizione gastronomica sconfinata. Eppure, non tutti avrebbero il coraggio di mangiare alcuni dei suoi cibi. Come il fugu, pesce palla eccezionalmente velenoso, commestibile solo se preparato da chef con una licenza speciale. Altro tipo di coraggio serve per degustare lo shiokara, un piatto di frutti di mare (spesso la componente principale è il calamaro) fermentati nelle loro stesse viscere per un mese. E perché non mettersi alla prova con lo shirako, una ‘delizia’ composta dalle bianche e viscide sacche spermatiche del pesce. Per concludere ci vuole un discreto coraggio ad assaggiare i medama, occhi di tonno, considerati una vera prelibatezza.

Islanda. La cucina islandese non è esattamente ai vertici della gastronomia mondiale, ma un piatto è diventato celebre e chi ne ha la forza dovrebbe certamente provare a mangiarlo: lo squalo fermentato, hákarl. La carne di squalo viene conservata sottoterra da tre a sei mesi per renderla commestibile, e per ridurre il forte retrogusto di ammoniaca che ha.

Filippine. È noto per essere uno dei cibi più ‘disgustosi’ al mondo, ma il balut è considerato nutriente, buono e persino afrodisiaco. Si tratta di un uovo bollito, ma al suo interno vi è l’embrione fecondato (di anatra o gallina). Più raro e il tamilok, un mollusco simile ad un verme che si gusta crudo.

Beondegi

Corea del Sud. Tipico street food coreano, il beondegi è fatto con le pupe del baco da seta, bollite e condite. Uno snack ultra proteico, se avete il coraggio di masticarlo.

Scozia. Anche in Europa non mancano i cibi più strani: l’haggis è particolarmente adatto agli stomaci forti. Si tratta di un piatto nazionale scozzese composto da cuore, polmone e fegato di pecora bolliti per circa 3 ore nello stomaco stesso dell’animale.

Messico. Molti gli insetti che si possono sgranocchiare come street food in Messico. Come le chapulines, cavallette fritte, o le escamoles, larve e pupe di un particolare tipo di formica. Ma forse l’ingrediente più assurdo della cucina messicana è l’huitlacoche: un fungo del mais che è una vera e propria malattia per le pannocchie, ma che qui viene impiegato per farne farina per tortillas.

Nepal. Si trova in Nepal ma anche in Cina: il bruco Thitarodes vive sotto terra ed è regolarmente attaccato da un fungo, che ne invade il corpo. Una volta che il bruco muore si mummifica. Il fungo quindi emerge dal terreno in primavera, germogliando dalla testa del bruco. Ecco, questa ‘prelibatezza’ si usa come ingrediente delle zuppe (ma anche come medicinale) e costa tantissimo.

Cambogia. Passeggiando per i mercati cambogiani si possono vedere raccapriccianti bancarelle in cui si friggono ragni enormi, spesso tarantole, che i viaggiatori più intrepidi assaggiano (immortalando il momento).

Pani ca meusa

Italia. Non solo all’estero si mangiano cibi per stomaci forti. Anche l’Italia ha una notevole tradizione di interiora di animale lavorate in modi che variano di regione in regione. Piatti che per i viaggiatori diventano delle belle sfide gastronomiche. Come la pajata laziale, a base di intestino tenue di vitellino da latte. Il sanguinaccio spalmabile in Calabria, una crema realizzata con sangue fresco di maiale, mosto cotto, cannella e noci. La coratella umbra. E per finire il panino con la meusa (milza) siciliano, con il lampredotto toscano (a base di stomaco bovino).

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