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Decluttering digitale, come fare ordine in una vita hi-tech

Connessi e tecnologici ma con un criterio. L’esperta spiega come liberarsi dall’ingombro 2.0

Decluttering digitale
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Foto accumulate nello smartphone ma prive di valore estetico e affettivo. Il sistema di posta che straborda. App utilizzate una volta e mai rimosse. File scaricati e mai consultati. Tutte abitudini che intasano la tecnologia quotidiana. Ma è ora di fare ordine e di sbarazzarsi del superfluo per ristabilire una nuova ecologia mentale. Questo è il decluttering digitale; ambito dove vale più che mai il principio del ‘less is more’.

Decluttering e benefici sulla mente

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Il decluttering (riordinare) digitale è una versione 2.0 del decluttering tradizionale. Fa bene alla mente e allo stress. Infatti secondo una ricerca della Princeton University, il disordine può ridurre la capacità di concentrarsi su un compito. Un altro studio californiano ha trovato evidenza di maggiori livelli di cortisolo nelle madri che vivono in un’abitazione disordinata. Tra i personaggi più popolari del riordino a ogni costo troviamo Marie Kondo che con il suo metodo KonMari insegna da anni come liberarsi dal ciarpame fisico negli armadi e in casa. Qui per esempio vi abbiamo spiegato come mettere ordine nell’arredamento.

Al centro stavolta però non c’è però lo spazio fisico ma quello tecnologico. “Il decluttering digitale – ci spiega Alessandra Clerle, graphic designer e life coach – è più difficile rispetto al decluttering tradizionale. Nell’armadio è facile perché vediamo il vestito di cui sbarazzarci. I file del computer invece no; non occupano uno spazio fisico. Possono stare lì per anni. Specialmente le fotografie conservate negli smartphone. Non vedendo questo caos che creiamo all’interno dei device, non ci rendiamo conto dell’ingombro. Ma è un disordine mentale che ci portiamo nel nostro cervello e che poi dà fastidio”.

Come sbarazzarsi della tecnologia inutile

Decluttering digitale
Decluttering digitale

L’esperta spiega da quali strumenti iniziare per evitare gli accumuli: “Consiglio di non arrivare al livello limite con il telefono o il computer che esplodono. È più semplice fare ordine una volta al mese e non trovarsi con intere sessioni da eliminare. Per computer e telefono partirei dai file che non utilizziamo da tantissimo tempo. Andando a trovare quelle cartelle che ci siamo dimenticati di aver creato. Poi dipende anche dall’uso delle tecnologia; se il computer è uno strumento di lavoro è ancora più importante farlo spesso perché si accumulano cose e non si lavora bene”.

Gli ostacoli al fare ordine: tutto parte dalla mente

Decluttering digitale
Decluttering digitale

Tra i principali atteggiamenti mentali che ritardano il decluttering ci sono la paura di separarsi dagli oggetti e la tendenza a procrastinare. Nel primo caso si teme che prima o poi una cosa possa tornare utile. Nel secondo ogni azione non assume carattere di urgenza e può essere rimandata al giorno dopo.

“Tendenzialmente le donne hanno più problemi a lasciar andare le cose da un punto di vista emotivo. Buttar via è legato a una parte di emotività che non si vuole lasciare andare. Gli uomini invece tendono, sempre in linea generale, a procrastinare di più. Su questo consiglio di riflettere se quell’oggetto serve davvero e da quanto non lo si utilizza. Quando si fa decluttering dopo si ha una bella sensazione di pulizia e leggerezza. A chi ha paura consiglio di concentrarsi sulla sensazione del dopo. Ai procrastinatori suggerisco piccoli passi; non pulizia degli ultimi dieci anni ma dell’ultimo mese”.

Le guide

Il settore del decluttering può contare su una fitta bibliografia. Manualistica, saggi, e consigli di self help che hanno al centro gli effetti negativi di una sopraffazione dal punto di vista digitale. Troppe informazioni che si traducono in poche informazioni e che finiscono comunque per ingolfare il pensiero razionale ed emotivo. Così la chiave finale sembra essere quella del minimalismo digitale; così come lo definisce il noto professore di informatica Cal Newport nel suo ultimo libro. Una relazione con la tecnologia più ottimizzata e meno disordinata. Perché forse dell’ennesimo selfie sfocato conservato nel cellulare si può decisamente fare a meno.

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