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Videogame e sessismo vanno a braccetto?

Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology collega l’attività videoludica ad atteggiamenti sessisiti

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Videogame e sessismo: storia vecchia per gli appassionati di Play Station o Nintendo. Si tratta della relazione – di cui si parla da almeno un ventennio – tra la passione per le attività videoludiche e una certa discriminazione delle donne. A metterla in luce, uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology.

Videogame e sessismo: lo studio

Da Zelda a Lara Croft, i personaggi femminili dei videogame sono sempre stati particolari. Lontane dalle deboli vittime da salvare, queste protagoniste hanno muscoli da fare invidia. E alla forza aggiungono di solito attributi da bava alla bocca. È il caso di seni prosperosi, addominali scolpiti, gambe e fondoschiena marmorei.

Dunque qualsiasi protagonista di videogiochi deve avere queste caratteristiche? Ricercatori francesi e americani hanno cercato di dare una risposta. Per lo studio sono stati esaminati 13.520 giovani francesi tra gli 11 e i 19 anni. I partecipanti sono stati interrogati sulla quantità di tempo trascorso a giocare. E sul loro atteggiamento verso il genere femminile. Ne è emerso che i soggetti che passano più tempo giocando presentano maggiore attitudine al sessismo. Ovviamente il dato riguarda principalmente soggetti maschili.

Personaggi femminili nei videogame lontani da Puffetta

Lo studio ha messo in luce anche un dato interessante: le donne sono in genere “sotto rappresentate” nei giochi. Oggi, quando il genere femminile è incluso, è spesso raffigurato come “personaggio che ha bisogno di aiuto o con un ruolo passivo”. O addirittura come “oggetti sessuali visti come trofei”. Una sorta di principessa di Mario Bros, ma con caratteristiche ben differenti.

Se negli anni ’90 le “principesse” erano “disegnate” nello stile di Puffetta, oggi queste figure lasciano ben poco all’immaginazione. E spesso gli abiti si riducono a qualche straccetto che mira a scoprire, più che a vestire. In un’intervista ad AFP, agenzia di stampa francese, il coautore della ricerca Laurent Begue (Grenoble Alpi University) ha dichiarato: “Pubblicità, tv e cinema sono sature di rappresentazioni sessiste. E i videogame non fanno eccezione”.

Donne e videogame: i rischi

I dati emersi dalla ricerca sono piuttosto significativi. Ma i videogiochi non sono l’unico motivo di questa tendenza. C’è una differenza tra mondo reale e mondo virtuale. E in questo caso a fare la differenza è l’educazione che i giovani ricevano a casa e a scuola.

Il mercato videoludico è composto al 90% da uomini (per lo più ragazzi adolescenti). Il target che si va a ricoprire, spesso include elementi sessisti poco graditi a videogiocatrici, e non solo. La rete pullula di commenti riguardo al modo sbagliato con cui il mondo femminile è rappresentato nei giochi. La denuncia riguarda forme di discriminazione diffuse soprattutto dai social network.

L’industria dei videogame è un’estensione di ciò che avviene nel mondo dei media. E il suo successo può comunque portare a conseguenze negative sulla valutazione della donna. “Oggi, il 48% dei giocatori di videogame è di sesso femminile – continua Begue – Lo sviluppo di atteggiamenti sessisti e l’esposizione ripetuta a modelli distorti, può portare a insoddisfazioni anche riguardo al proprio corpo. Da qui si può degenerare arrivando addirittura nel campo dei disturbi alimentari”.

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