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Addio soda gigante!

Nella Grande Mela non si potranno più vendere i soft drinks nei bicchieri formato gigante. Ma quanto fanno male queste bibite?

Ragazza che beve soda

E’ ufficialmente passato il divieto voluto dal sindaco di New York Michael Bloomberg sulle bibite extra-size. Se ne parlava da mesi, ora è realtà, anche se fino a marzo 2013 non verrà applicata alcuna sanzione. Ma nella pratica ha già avuto un notevole effetto, perlomeno nel far parlare la gente (e non solo gli Statunitensi) di salute e obesità.

Sappiamo che gli Stati Uniti detengono il primato mondiale di persone obese: circa il 78% della popolazione secondo alcune statistiche, dato che scende al 55% secondo altre, ma in media siamo comunque oltre la metà. E sappiamo che da quando Michelle Obama ha reso pubblica la sua volontà di lottare per uno stile di vita più sano la discussione si è accesa. Ma mayor Bloomberg ha deciso che oltre a sensibilizzare le persone, occorre agire by law, ed ecco che arriva il divieto: tutti i locali e ristoranti della Grande Mela non potranno più vendere le bibite gassate in quei formati giganti che sono un po’ l’emblema dell’americano medio. Quei bicchieri dalla capacità di vasi per piante pieni fino all’orlo di soda e ghiaccio non potranno più esistere, il limite non potrà superare le 16 once (circa mezzo litro) e riguarderà bibite gassate ma anche energy drinks, mentre non sono inclusi i succhi di frutta e i milkshakes.

Il coro di proteste si è alzato, ma nemmeno troppo forte: difficile negare l’evidenza sulla necessità di intervenire su uno stile di vita tanto scorretto come quello dell’americano medio. Eppure le lobby dei soft drinks hanno avviato una campagna notevole contro la legge, scagliandosi soprattutto sulla questione ‘libertà di dissetarsi’ e sul fatto che sono molti altri i fattori che contribuiscono all’obesità. Anche in Italia il dibattito si è infiammato, da quando il ministro della Salute Balduzzi ha ipotizzato di mettere una tassa sulla famigerata soda, imponendo anche l’aumento delle percentuali di frutta fresca da usare tra gli ingredienti.

Ma queste bibite gassate, fanno davvero male? La soda classica è composta per la maggior parte di acqua, oltre a questa l’ingrediente principale è il glucosio, ovvero lo zucchero. A seconda di che bevanda sia (aranciata, cola, gassosa) si aggiungono estratti di frutta, coloranti, essenze naturali. In media 100 grammi di prodotto contengono circa 50 calorie, quindi tornando al divieto newyorkese, un bicchierone da 16 once (450 grammi) ne contiene fino a 200. Un bel valore energetico se si considera che dovrebbe solo far passare la sete…

Il problema è che il corpo umano non percepisce di aver raggiunto il limite quando si tratta di zuccheri liquidi: lo stomaco non si sente sazio come dopo aver mangiato una fetta di torta. Ecco che una bibitona a pranzo, una a cena, e una a merenda possono diventare ‘normale amministrazione’. E non c’è solo la questione delle calorie vuote (cioè che non danno nutrimento): anche i denti sono molto più esposti alle carie, come se mangiassimo caramelle in continuazione.

D’altra parte chi difende i soft drinks pensa, giustamente, che le abitudini scorrette siano molteplici quando ci troviamo di fronte alla questione obesità: anche i cibi processati dovrebbero subire lo stesso divieto. Eppure le bibite possono essere più ‘traditrici’, perché l’idea che ‘stiamo solo bevendo’ non accende nessun campanello d’allarme. E comunque se gli americani (ma anche il resto della popolazione mondiale obesa) non riescono da soli a trovare la volontà di vivere una vita più sana, perché ricordiamo che non è questione di estetica, ma di problemi cardiovascolari, alle articolazioni, alla circolazione, alla respirazione, forse cominciare imponendolo per legge è un passo. Magari illiberale, ma a mali estremi, estremi rimedi, avrà pensato Bloomberg.

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