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Gonna plissettata: 5 modelli eleganti ma versatili per questa primavera

gonna plissettata indossata Aggiornato il 28 Aprile 2026
di Francesca Fontanesi
Dalle uniformi scolastiche ai guardaroba più sofisticati, la gonna plissettata ha attraversato immaginari e intere generazioni senza mai perdere il suo fascino.

In primavera il plissé sulle gonne trova il suo contesto naturale. Per molti quest'accoppiata è legata all’estetica delle uniformi scolastiche, tra corridoi, armadietti e pomeriggi passati sui libri, per altri il simbolo di intere generazioni di Romcom. Mini, midi o maxi, resta uno di quei capi capaci di definire un’atmosfera precisa: collegiale, nostalgica, ma anche sorprendentemente contemporanea. Per la Primavera/Estate 2026, tessuti leggeri come il satin, il georgette o il chiffon esaltano il movimento delle pieghe in modo che i tessuti pesanti invernali non permettono. I colori spaziano dal rosso acceso alle fantasie con foulard ispirate alla seta, passando per le tonalità lucide che catturano la luce del mattino in modo completamente diverso da quella della sera. Qui di seguito vi spieghiamo come interpretare il plissé in chiave sempre più libera e personale.


Le scelte della redazione

Come avrete intuito, quest'anno la gonna plissettata torna a essere un vero capo base: da interpretare con spirito preppy, o da stemperare con elementi più grintosi o rileggere in chiave minimal. Un po’ come un paio di jeans, ma con una marcia in più. Per questo motivo abbiamo selezionato cinque modelli tra Mango, Zara, Massimo Dutti e OVS che coprono le versioni più diverse: la lunghezza midi lucida per chi vuole qualcosa di elegante ma non noioso, l'asimmetrica per chi cerca una silhouette meno convenzionale, il dettaglio con foulard integrato per chi vuole sentirsi sofisticata, la versione con dettaglio plissettato parziale per chi preferisce qualcosa di sobrio, la rossa per chi non ha paura di farsi notare.

La gonna plissettata lucida

Ci piace perché la finitura lucida aggiunge profondità visiva mentre le pieghe catturano la luce a seconda dell'angolazione, creando un effetto cangiante che non richiede decorazioni aggiuntive. Abbinatela a un top in tinta o in tono neutro infilato dentro, tacco basso o mule

La gonna plissettata con foulard

Il foulard è l'accessorio primaverile per eccellenza: sul plissé si muove in modo diverso da come si muove su una gonna liscia, perché le pieghe spezzano un dettaglio normalmente considerato troppo classico e lo rendono extra cool.

La gonna plissettata asimmetrica

L'asimmetria rompe la logica del plissé senza stravolgerla. Un lato è più lungo dell'altro, il che crea una silhouette meno prevedibile e più contemporanea. Provatela con un top aderente per non aggiungere volume in alto.

La gonna plissettata in ramiè

Chi meglio di Massimo Dutti incarna il quiet luxury in tutte le sue sfumature? In questo caso il plissé parziale è la versione più discreta della categoria: la gonna è morbida grazie al tessuto misto ramiè, con le pieghe concentrate in un punto preciso che aggiungono interesse.

La gonna plissettata rossa

Per ultimo ma non per importanza, il colore dell'estate e della gioia per eccellenza: il rosso. Amiamo questo modello perché: il colore è forte, la silhouette leggera, e la lunghezza maxi amplifica il movimento del plissé in un modo che le versioni midi non riescono a replicare.


Pillole di moda

Il plissé esiste da molto più tempo di quanto si pensi: già nell’Antico Egitto venivano utilizzati tessuti pieghettati per abiti cerimoniali, lavorati a mano con una precisione sorprendente. Le pieghe infatti non erano solo decorative ma servivano a dare movimento e profondità a capi altrimenti molto semplici. La svolta arriva però all’inizio del Novecento, quando Mariano Fortuny introduce una nuova idea di plissettatura: più sottile, morbida, quasi permanente. I suoi abiti seguono il corpo invece di costringerlo, e da quel momento il plissé cambia completamente direzione. Negli anni Cinquanta entra nel guardaroba delle donne di tutto il mondo, soprattutto grazie alle gonne midi dalla vita segnata, mentre nei decenni successivi viene reinterpretato più volte: prima in chiave bohémien, poi minimalista, fino a diventare parte integrante dell’estetica delle uniformi scolastiche.