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Carla Bruni Sarkozy: un cognome che conta

Carla Bruni sfrutta il privilegio di essere la signora Sarkozy per promuovere cause umanitarie

Nicolas Sarkozy e Carla Bruni
LaPresse

Carla Bruni-Sarkozy è oggi tra le donne più influenti del mondo. Ex modella, cantautrice, ma soprattutto première dame francese, Carlà è da un paio d’anni una presenza fissa ai più importanti vertici internazionali al fianco del marito, in un ruolo solo in apparenza “accessorio”. Regina incontrastata delle passerelle negli anni Novanta, la Bruni è stata per diversi anni tra le modelle più pagate del mondo, sfilando per nomi come Christian Dior, Paco Rabanne, Yves Saint-Laurent, Karl Lagerfeld, Chanel.

Se le passerelle l’hanno incoronata diva, la musica ha rappresentato una seconda vita per Carla, che dal 1998 ha preso a dedicarsi a tempo pieno a questa passione, pubblicando album in francese e in inglese e riscuotendo un buon successo di pubblico. Nonostante queste attività abbiano fatto di lei, anno dopo anno, una delle più ammirate icone di classe e raffinatezza, è stato il suo secondo matrimonio a proiettarla improvvisamente sulla scena internazionale, con un peso e un’autorità mai avuti prima.

Dal 2 febbraio 2008 Carla è moglie di Nicholas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese: messe da parte le vesti di modella e (solo in parte) quelle di cantante, la Bruni ha mostrato sin da subito di voler giocare un ruolo di primo piano nella presidenza del marito. Da signora Sarkozy, Carla ha avuto l’opportunità confrontarsi con le persone più influenti e carismatiche del pianeta, dai coniugi Obama a Nelson Mandela (a cui ha dedicato una canzone nel concerto per il suo novantunesimo compleanno tenutosi alla Radio City Music Hall di New York, nel 2009), dal Dalai Lama a Rania di Giordania. Lavora assieme alla sceicca delle arti del Qatar, Sheikha Mozah, per promuovere l’istruzione e sostiene generosamente il fondo mondiale per la lotta contro l’AIDS, una causa particolarmente sentita dopo la morte del fratello Virginio, nel 2006.

“La posizione particolare in cui mi trovo grazie al mio matrimonio – dichiara in un’intervista al settimanale “Sette” – mi dà la possibilità di incontrare persone che non avrei mai incontrato, di dare una voce a coloro che non ne hanno una”. Non una “bella statuina” dunque, ma una première dame che con caparbietà e fascino sceglie cause coraggiose a favore dei più deboli e le sostiene in prima persona, con una fondazione che porta il suo nome.

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