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Intervista a Mauro Bergamasco, tra moda e sport

Durante l’evento “Mode & Modi” tenutosi a Roma, la nazionale italiana di rugby si è cimentata in una sfida molto particolare. Ecco tutti i dettagli e l’intervista al nostro campione Mauro Bergamasco

Mauro Bergamasco
Foto @ AP

Ho incontrato la nazionale italiana di rugby ad una serata molto particolare all’Hotel Excel Montemario di Roma, l’evento
“Mode & Modi”, sponsorizzato dal single malt scozzese Glen Grant, ha visto i nostri campioni cimentarsi in una sfida…
molto fashion! Due squadre di quattro giocatori, alle prese con costumi,
maglie, t-shirt, occhiali da sole, hanno realizzato tre stili diversi: on the beach, street style e romantic
dinner
. Un territorio inesplorato per la formazione azzurra, che
eccezionalmente ha messo in campo i giocatori nei ruoli di modello, stylist e
fotografo. Madrina della serata non poteva che essere il volto di Sky Sport
legato al rugby: Tania Zamparo; consulente speciale dei ragazzi: Enzo Miccio, conduttore della trasmissione “Ma come ti vesti?”

Allegria, spensieratezza e semplicità, è ciò che mi hanno trasmesso questi
sportivi, tanto imponenti quanto ‘puri’, vivono il rugby per passione, portano
a casa lividi e fratture, hanno sete di vittoria e non vogliono deludere i loro
fan. Tenaci, dei veri leoni, affrontano le competizioni in perfetta sintonia
tra loro, ingrediente fondamentale per uno sport in cui ci si fa molto male. Per
l’occasione, ho scambiato due chiacchiere con Mauro Bergamasco

Siete i protagonisti di una serata molto fashion, cosa ne pensi del binomio
moda/rugby?
“Credo sia favorevole ad entrambi, perché la moda è vista come cosa non per
tutti e il rugbista è visto come colui che non può vestir la moda. Invece
possiamo mostrare che le due cose possono coesistere in modo performante e
possono anche dare qualche idea nuova. Tra l’altro, alcuni di noi hanno già
avuto delle esperienze con il mondo della moda, sia come testimonial sia per
campagne pubblicitarie. Io e mio fratello, per esempio, abbiamo lavorato
con Giorgio Armani per diversi anni e, tutt’ora, manteniamo i rapporti, è stata un’ottima esperienza.”

Segui le tendenze o vesti sempre in modo sportivo?
“Mi piace cambiare, vestirmi bene, siamo in tuta 8 ore al giorno, preferisco
non essere sportivo quando esco. Tra l’altro adesso posso cambiare anche i
pantaloni, prima non era facile trovare pantaloni adatti, essendo molto forti
in taglie a livello di cosce, ora invece la moda si è evoluta anche per noi.”

Il capo che non indosseresti mai
“Il perizoma! L’ho indossato solo una volta, per un massaggio!”

Ci sono uomini che impiegano molto tempo a prepararsi, si fanno le sopracciglia, si riempiono
di creme. Cosa ne pensi?

“Credo che se un uomo è molto vanitoso possa impiegarci molto più tempo di una donna
a prepararsi, magari anche per inesperienza: la donna sa già cosa fare. Non ho
nessuna critica a riguardo, se sta bene con se stesso è bene che lo faccia. Io,
sinceramente, evito di farmi le sopracciglia, e per fortuna non sono molto
peloso!”

Qual è stato il ct della Nazionale più importante per la tua crescita tecnica e, in generale, per la crescita
dell’Italia?
“Ogni allenatore è riuscito a dare qualcosa, chi caratterialmente e chi a livello tecnico, nel bene e nel male, hanno portato un’innovazione all’interno
della squadra, una verve differente, una motivazione nuova. Tutti hanno
lasciato qualcosa di positivo nel nostro scrigno”

Ne hai uno del cuore?
“Il primo, quello che ha creduto in me e a 18/19 anni mi ha portato in
Nazionale, Georges Coste

2012: nuovo tecnico francese, Brunel, e Sei Nazioni con una vittoria contro la Scozia e quattro sconfitte. Cosa è
mancato?

“E’ una squadra che si rinnova in continuazione, non siamo arrivati al nostro
obiettivo, i quarti di finale, che l’Italia non ha mai raggiunto, ma con le
squadre importanti che abbiamo schierato fino ad oggi è un obiettivo reale, non
è più un’utopia. Quando ad un mondiale non raggiungi l’obiettivo che ti sei
prefissato c’è sempre un po’ di amarezza e quindi adesso il compito
dell’allenatore è prendere in mano questa squadra e dare nuovi obiettivi. Brunel
ha avuto  il coraggio, sebbene ci fosse una competizione importante come le Sei Nazioni, di dare modo ai nuovi giocatori di far parte
di questa squadra, di farli giocare all’interno di un gruppo rodato da 4/5
anni, quindi forse è saltato qualche automatismo. In generale, non che sia mancato qualcosa,
forse potevamo avere qualcosa in più di quello che abbiamo fatto.”

Quali sono i punti di forza del rugby italiano e quali i punti deboli
“Uno dei punti forza è che è un gruppo di giocatori che ha una grossa
esperienza anche a livello internazionale, alcuni giocano anche in campionati
stranieri e questo è un punto in più, altro punto forza sono i giovani che nel
panorama italiano stanno emergendo adesso anche a livello internazionale. La magma di questi più anziani e dei
più giovani può dare un valore aggiunto nel momento in cui entrambi mettono a
disposizione l’uno per l’altro le proprie caratteristiche: l’esperienza i più
anziani e la motivazione i più giovani. Punti deboli tutte le squadre ne hanno,
l’importante è mostrarli il meno possibile e lavorare per non subire troppo proprio
su quei punti”

Osservandovi, sembrate un gruppo di amici che giocano insieme
“Si, giocare in 15 e prendere un sacco di botte, non è facile, puoi avere i
giocatori più forti del mondo, ma se non c’è intesa fai fatica ad avere i
risultati”

Nel mese di giugno la Nazionale azzurra giocherà tre test contro Argentina,
Canada e Usa. E dunque… forza ragazzi! Crediamo in voi e nella purezza dello sport!

LEGGI L’INTERVISTA AL CAPITANO SERGIO PARISSE

GUARDA IL VIDEO DELL’EVENTO CON LA NAZIONALE ITALIANA DI RUGBY